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Cortocircuito rosso: immigrati cacciano il centro sociale

Lo storico stabile okkupato di Milano torna libero: in zona imperversano pusher stranieri

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Quando si dice il karma. A quanto pare il celebre centro sociale Macao di Milano è stato sgomberato. Il problema è che gli occupanti della palazzina di Viale Molise 68 non sono stati cacciati dalle forze dell’ordine su input del comune di Milano, figuriamoci, bensì dalla delinquenza che impazza nella zona e in particolar modo da pusher e teppisti magrebini che reclamano il comando di quella porzione di città. Una sorta di legge del contrappasso che costringe alla resa chi da ben 9 anni occupava indisturbato quello stabile e anzi lo faceva a suo dire “con il sostegno della città, degli spazi sociali e di varie associazioni che ci hanno aiutato, in dialogo con il quartiere con cui abbiamo condiviso rabbia e preoccupazione”.

E suona proprio come una resa il post di Facebook con cui il collettivo annuncia l’uscita di scena: “Negli ultimi sei mesi – scrive il gruppo – Macao si è trovata a gestire giorno e notte una situazione complessa e delicata; a organizzare la resistenza, spesso fisica, tra discussioni, incendi, violenze e nuove difficoltà create dalla pandemia; a sostenere persone in difficoltà nella ricerca di una casa e condizioni di vita migliori; a difendere la comunità che attraversa lo spazio di viale Molise 68”. E ancora: “Eppure, c’è un limite che non intendiamo superare, che non fa parte della nostra storia né del nostro linguaggio. Non vogliamo usare le nostre energie e il nostro tempo per fare diversamente da ciò che siamo”.

In altre parole, non hanno intenzione di fare la guerra contro chi, con tutta probabilità, è più forte di loro. A fine settembre, infatti, un gruppo di magrebini aveva fatto addirittura irruzione con spranghe e coltelli durante una mostra promossa dal collettivo. E solo qualche giorno fa un ragazzo ventenne è finito in coma con una ferita alla testa proprio davanti all’ex macello. “Non siamo bravi a fare paura – continua il comunicato -. Ci interessa generare alleanze e socialità alternative, costruire complicità e forza, immaginare altri mondi: queste sono le cose che sappiamo fare”.