Cronaca

Cosa c’entra il “giornale unico” col caso di Garlasco

Il fronte colpevolista contro Stasi utilizza il dolore delle vittime per annichilire ogni forma di ragionamento critico

stasi sempio garlasco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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In merito al sempre più controverso caso di Garlasco, l’acceso dibattito che si è svolto mercoledì scorso nel salotto di Zona Bianca, in onda su Rete 4, mi ha richiamato alla mente una ricorrente affermazione dell’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, anch’egli presente in collegamento. Quest’ultimo, nei riguardi di chi attacca la nuova indagine, sbandierando la sentenza passata in giudicato come una bibbia e trascurando che il condannato fu assolto nei primi due gradi di giudizio, ha più volte parlato senza mezzi termini di oscurantismo medievale. Sono totalmente d’accordo con lui.

Ora, come ho già avuto modo di sostenere, una tale ed evidente spinta del partito colpevolista ad oltranza, se così lo vogliamo definire, ricorda molto ciò che è accaduto durante gli anni bui della pandemia, in cui il cosiddetto giornale unico del virus, sostenuto da parecchi esperti del campo medico e da altrettante celebrità della cultura, dello sport e dello spettacolo, utilizzava l’argomento dei decessi per tappare la bocca a chiunque osasse esprimere una qualche critica. Tant’è che, una volta partita la più folle campagna vaccinale della storia, tutti i dissenzienti vennero bollati con il marchio infamante di no-vax.

Ebbene, anche nel caso di Garlasco, così come ha dimostrato Ilaria Cavo, con il suo furore colpevolista, nel citato programma televisivo, la morte della povera Chiara Poggi, unita al dolore sacro della sua famiglia, viene troppo spesso usato come una clava intellettuale per tentare di calare un velo impenetrabile su una vicenda giudiziaria condotta malissimo sin dai primi rilievi investigativi e conclusasi con una sentenza definitiva che fa veramente acqua da tutte le parti.

Ciò è dimostrato dal fatto che quando l’avvocato De Rensis, riferendosi a chi sosteneva che il “partito del concorso in omicidio” avrebbe perso la partita, dopo la scoperta della contaminazione in merito ad ignoto 3, ha chiesto di attendere la chiusura dell’inchiesta “prima di dire chi è vivo e chi è morto” – ovviamente in modo figurato -, la Cavo lo ha interrotto, ripetendo per due tre volte che “per adesso è morta Chiara”. Il che ha fatto irritare a ragione il legale di Stasi, il quale ha ribattuto che il suo ragionamento non aveva nulla a che vedere con la povera vittima.

Punto di vista molto simile è stato espresso alcuni giorni fa da Ilenia Petracalvina, altra giornalista graniticamente convinta della colpevolezza di Stasi, nel corso di un altro dibattito nel talk di Rai 3 Filorosso. Anche in questo caso, sostenendo che sul piano dell’esposizione mediatica si sia andati oltre, aggiungendo dolore ad altro dolore, la Petracalvina ha ribadito con parole un tantino più misurate la linea oscurantista denunciata dall’ottimo De Rensis.

Tutto ciò, inoltre, tende a far dimenticare che ad Alberto Stasi e alla sua famiglia non fu certamente riservato lo stesso riserbo che oggi gli accaniti colpevolisti pretendono per la famiglia della vittima, sebbene per costoro tale riserbo si dovrebbe tradurre nel mettere una pietra sopra l’intera questione e non parlarne più, visto che oramai il “ragazzo dagli occhi di ghiaccio” ha quasi finito di scontare la sua condanna.

Sta di fatto che, contrariamente a quanto troppo spesso è accaduto in altri controversi casi giudiziari, in cui la gogna mediatica sembra aver travolto sul nascere ogni ragionevole dubbio, nella fattispecie i continui approfondimenti che i vari canali d’informazione stanno realizzando da tempo, compresi quelli legati ai social, sembrano aver scosso buona parte dell’opinione pubblica, instillando forse per la prima volta dopo il caso Tortora il seme di un diffuso garantismo. Garantismo sostenuto sul piano generale dal ministro della Giustizia Nordio, che ha definito aberrante una condanna che arrivi dopo due assoluzioni consecutive.

Ma questo non scalfisce affatto la sicumera del fronte oscurantista, il quale, come accennato all’inizio, utilizza il surreale teorema della condanna come le “Tavole della legge” e il dolore delle vittime per annichilire ogni forma di ragionamento critico.

Claudio Romiti, 15 agosto 2025

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