Ci sono argomenti sui quali le percezioni rischiano di diventare più forti dei fatti. Uno di questi riguarda le morti improvvise e cardiovascolari negli anni della pandemia e della vaccinazione contro il Covid-19. Anch’io sono partito da una percezione: quella di sentire parlare più frequentemente di persone colpite da infarti, arresti cardiaci o morti improvvise. Ma una percezione, anche quando nasce da esperienze reali, non costituisce una statistica. Due, tre o dieci casi che avvengono intorno a noi non ci dicono che cosa stia accadendo a sessanta milioni di italiani. Per questo ho deciso di fare una cosa molto semplice: andare a vedere i numeri.
I dati definitivi dell’ISTAT sulle cause di morte mostrano innanzitutto che l’aumento della mortalità non nasce con la vaccinazione. Nel 2020, quindi prima dell’avvio della campagna vaccinale di massa in Italia, i decessi complessivi furono 746.324, ben 108.496 in più rispetto alla media 2015-2019. Nello stesso anno morirono 227.350 persone per malattie del sistema circolatorio.
MALATTIE DEL SISTEMA CIRCOLATORIO – ITALIA
Media 2018-2019: 221.452 decessi
2020: 227.350 decessi
2021: 217.523 decessi
2022: 222.717 decessi
Fonte: ISTAT, Cause di morte in Italia, anno 2022.
Questi numeri sono particolarmente interessanti. Nel 2020, prima della vaccinazione di massa, le morti per malattie circolatorie erano aumentate rispetto alla media 2018-2019. Nel 2021, anno della grande campagna vaccinale, scendono invece a 217.523, cioè sotto il livello del biennio precedente la pandemia. Nel 2022 risalgono a 222.717, sostanzialmente nell’ordine di grandezza del 2018-2019.
Naturalmente questo non dimostra che i vaccini abbiano ridotto le morti cardiovascolari, esattamente come un eventuale aumento non dimostrerebbe da solo che le abbiano provocate. Una successione temporale non è una prova di causalità. C’è poi un secondo elemento che impedisce conclusioni semplicistiche.
L’ISTAT utilizza i tassi standardizzati per età proprio per eliminare, per quanto possibile, l’effetto dell’invecchiamento della popolazione. Nel 2021 il tasso standardizzato di mortalità per tutte le cause era ancora dell’8,6% superiore alla media 2018-2019; per le malattie del sistema circolatorio era pari a 26,7 decessi ogni 10.000 abitanti.
Nel 2022 il tasso complessivo rimane superiore del 9,6% alla media 2018-2019. Tra le patologie circolatorie, però, le diverse componenti si muovono in direzioni differenti: rispetto al 2021 diminuisce dell’1,8% il tasso per le malattie ischemiche del cuore, mentre aumenta del 4,4% quello relativo alle “altre malattie del cuore” e dello 0,8% quello delle malattie cerebrovascolari. È proprio questo il punto che spesso scompare nella discussione pubblica: non esiste un unico numero chiamato “morti cardiache” che permetta di stabilire automaticamente una causa.
Anche l’espressione “arresto cardiaco” va maneggiata con attenzione. Nelle statistiche sulle cause di morte interessa soprattutto la causa iniziale del decesso, individuata attraverso le informazioni contenute nella scheda compilata dal medico. L’arresto cardiaco può rappresentare l’evento terminale di condizioni patologiche molto differenti e non equivale necessariamente alla causa iniziale registrata statisticamente.
I numeri ISTAT che abbiamo esaminato non mostrano, a livello aggregato, un’esplosione della mortalità cardiovascolare coincidente con l’inizio della vaccinazione Covid. Mostrano invece una situazione assai più complessa: un forte aumento della mortalità generale già nel 2020, variazioni differenti delle singole patologie negli anni successivi e livelli di mortalità complessiva ancora superiori a quelli pre-pandemici nel 2021 e nel 2022.
Questo non significa affermare che un vaccino non possa avere effetti avversi, né consente di stabilire la sicurezza di un vaccino attraverso queste sole statistiche. Significa una cosa molto più circoscritta: questi dati di mortalità non sono sufficienti per attribuire ai vaccini un aumento dei decessi cardiaci. Per stabilire un rapporto causale servono studi epidemiologici che confrontino popolazioni vaccinate e non vaccinate, età, sesso, tipo e numero di dosi, infezioni pregresse, patologie concomitanti e intervallo temporale dall’esposizione.
Sono partito da una domanda senza sapere quale risposta avrei trovato. So che queste conclusioni possono non piacere a molti. Ma i numeri che ho trovato sono questi. E se una verità non coincide con ciò che pensavo prima di cercarla, il compito di un giornalista non è cambiare i numeri: è cambiare la propria conclusione.
Massimo Martini, 23 settembre 2026
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