Cosa si nasconde dietro l’esperimento Draghi

L’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi raccoglie tre tendenze: la post democrazia, la post nazione e la post politica

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Il governo Draghi è qui da diversi mesi – e può essere che resti fino a fine legislatura – ma per ora non ha prodotto alcuna riflessione seria e strutturata sull’esperimento. Né a sinistra né tantomeno a destra: soprattutto quest’ultima dovrebbe essere interessata perché Draghi è certamente un suo avversario. E se non conosci l’avversario, sei destinato a perdere. Per fortuna esce venerdì 3 dicembre il nuovo numero del mensile CulturaIdentità, fondato da Edoardo Sylos Labini, con uno speciale dedicato a Mario Draghi, che mi pare il primo e finora unico tentativo organico di ragionare, almeno a destra, su questa importante esperienza.

L’approccio è soprattutto critico, (anche se non manca un intervento sine ira et studio sulla vita di Draghi di Alfonso Piscitelli) con i pezzi di Paolo Becchi e Diego Fusaro, che si soffermano sull’apoteosi della tecnocrazia e investono in particolare le scelte del governo su come combattere il covid. Articoli importanti anche perché Becchi ai primi tempi, come scrive nel suo pezzo, fu un sostenitore sia pure cauto dell’esperimento Draghi. Che, pur in tutti i suoi limiti, difende in parte Giovanni Sallusti, delineando un “draghismo di destra”. Non sappiamo se Draghi sia di destra o di sinistra. Certo non é nessuno dei due, ma solo “scaglionato”, parole sue, Vittorio Feltri in una bella intervista in cui il giudizio su Draghi appare sfumato e tutto sommato positivo quello sulla gestione pandemica.

A nostro avviso, come scriviamo nel pezzo presente nel dossier, Draghi è appunto un esperimento che raccoglie in sé tre tendenze: la post democrazia, la post nazione e la post politica. E può perciò essere definito un bonapartismo tecnocratico e post politico.

Post democratico: nel senso che la funzione delle assemblee elettive a cominciare dal parlamento ma anche dello stesso Consiglio dei ministri vengono ulteriormente ridotte. Lo stesso ruolo delle elezioni si fa secondario visto che si afferma il modello dell’unità nazionale permanente. Che è indispensabile per il tratto post politico: più che l’avvento della tecnocrazia Draghi rappresenta quello della tecnica, che per sua natura è neutra, avalutativa e rifugge o rimuove il conflitto, anche politico. Post nazionale infine perché il governo Draghi è il primo esecutivo che, per sia stessa ammissione, si pone come obiettivo il superamento radicale della sovranità nazionale in nome di un sovranità europea.

Insomma tutti, ma in particolare coloro che intendono offrire a questo modello, per ora vincente, una sia pur pallida alternativa, dovrebbero leggere il numero di dicembre di CulturaIdentità.

Marco Gervasoni, 2 dicembre 2021

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