Cosa si sono detti Meloni e Macron

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incontro bilaterale macron meloni

Che i rapporti tra Giorgia Meloni e Emmanuel Macron non siano idilliaci non è forse un mistero. Sì, è vero: a ottobre si incontrarono in un hotel romano in modo informale. Ma i contrasti non sono mai mancati. Basti pensare allo scontro tra il governo francese e quello italiano sulla Ocean Viking. Oppure allo “sgarbo” di qualche settimana fa, a febbraio, quando l’inquilino dell’Eliseo ha invitato a Parigi Olaf Scholz e Volodymyr Zelensky senza premurarsi di recapitare un invito anche a Palazzo Chigi. Però l’Europa è fatta pure di dialogo e stanotte i due leader si sono incontrati a Bruxelles per un faccia a faccia senza delegazioni che è durato per un’ora e quaranta minuti.

I due si trovavano all’hotel Amigo nel centro storico di Bruxelles. Sono arrivati separatamente nell’albergo, come riporta l’Ansa, e poi sono finiti in uno dei piani più alti. Da soli. Di quanto sia siano detti non si sa molto. Sul tavolo c’era ovviamente la gestione dei flussi migratori, che preoccupa non poco la Meloni a fronte di notizie secondo cui l’Italia rischierebbe lo sbarco di 900mila immigrati nei prossimi mesi. Ma si è parlato anche di Ucraina, di cui la leader italiana è forte sostenitrice, della riforma del patto di stabilità e di politica industriale europea. Oltre ovviamente al tema energetico: Parigi corre sulla transizione energetica ma intende includere anche il nucleare nel processo verso la decarbonizzazione. Roma invece è concentrata sulla questione dei bio-carburanti. Il governo italiano sta cercando di convincere la Commissione ad includere anche tecnologie alternative all’elettrico nel patto del Fit for 55 che vorrebbe l’eliminazione dei motori a benzina e diesel entro il 2035.

Fonti dell’Eliseo citate dall’Adnkronos fanno sapere che il bilaterale “è stato un’occasione per discutere le opportunità di cooperazione su questioni importanti per entrambi i Paesi, come la migrazione, l’industria e lo spazio”. Inoltre, i due leader hanno parlato anche della “necessità di continuare a lavorare per la sovranità europea, sia in termini di politica industriale, per garantire la competitività dell’Unione, che di energia, per assicurare la de-carbonizzazione delle loro economie”. Infine, entrambi “hanno ribadito la loro determinazione a sostenere l’Ucraina di fronte all’aggressione russa e hanno accolto con favore l’accordo raggiunto per fornire agli ucraini le munizioni e i missili di cui hanno bisogno grazie all’industria europea”.

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