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Covid, 4 lezioni dalla Svizzera

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Quando scoppiò il Virus, conoscendo bene le élite dominanti, specie i sempre più imbarazzanti radical chic, ebbi un’intuizione: dichiarai che non avrei fatto commenti verbali o scritti sulla gestione politica del Virus. Aggiunsi che non mi fidavo di questo governo: è facile “chiudere” un Paese (basta un Prefetto), difficilissimo “riaprirlo”. Occorrevano competenze managerial-politiche sconosciute ai più. Figuriamoci a un team di scelti da una piattaforma digitale e pezzi della burocrazia del deep state. Ma proprio per questo:

a. mi sto attenendo alle disposizioni governative, tutte, anche le più ridicole. Nel pieno della pandemia per l’Oms e per i virologi di regime la mascherina era inutile, specie all’aperto, se lo dici oggi sei un ignobile negazionista. Io la metto, e invito tutti a metterla.

b. mi sono disinteressato a gran parte della comunicazione delle due sette politiche di maggioranza e opposizione. All’inizio quelli al potere bollarono come “razzisti”  gli avversari, perché volevano vietare, per timore di contagio, il rientro dei cinesi nostrani da Wuhan, e così si connotarono come “negazionisti” della prima ora. Appena il vento cambiò abbandonarono gli involtini primavera, le carezze ai piccoli cinesi dell’asilo, passando subito al terrorismo comunicazionale. Lo scambio razzismo vs negazionismo fra questi e quelli cambiò così di segno.

Per documentarmi preferii avvalermi dei media svizzeri, esenti da terrorismo virale (colà il riferimento è il medico cantonale), dai quali ho tratto alcune sintesi:

1. Le statistiche mondiali aggiornate al 13 settembre 2020 mostrano che la percentuale dei pazienti testati per il “Virus” che necessitano di ricovero in cure intensive è dell’1%. Di questi uno su dieci muore.

2. In questi 6 mesi di esperienza si è capito che Covid-19 è una pandemia “ad alta contagiosità ma a bassa letalità”.

3. Per avere un vaccino che, al contempo, sia efficace e sia sicuro, ci vogliono almeno 2 anni. Inutile parlarne fino alla primavera 2022.

4. È possibile che il vaccino abbia, come molti altri, una “copertura” moderata, non superiore al 50%: se ne deve tener conto.

Sulla base di queste assunzioni hanno definito una politica. Superata la prima emergenza sanitaria si sono concentrati sull’economia. Di certo, l’economia non può mettersi in cassa integrazione per due anni, in attesa del vaccino. Come hanno comunicato? Dando in parallelo sia la “curva dei contagi” sia la “curva dei disoccupati” i cittadini hanno capito il problema nella sua complessità. Oggi in Svizzera la “curva dei disoccupati” è superiore del 49,9% a quella del settembre 2019 (sic!).

La storia ci insegna che le leadership al potere, come sempre è successo, non possono privilegiare solo uno degli aspetti, guai creare terrorismo mediatico a favore dell’uno o dell’altro ma devono contemperare due esigenze vitali (ripeto, vitali): il cibo (la vita) e la salute (lo stile di vita).

Trovo inaccettabili quelli che pontificano a favore del lockdown o dall’alto del loro potere politico o di mezzi economici propri o derivanti da retribuzioni statali o pensionistiche (il mio caso) che comunque corrono. È ovvio che se in una pandemia non devi procurarti di cibo diventi un ipocondriaco della salute, e trasformi in untori quelli che non avendo redditi per procurarselo devono uscire di casa. Più facile ancora se i media e i virologi di regime ti eccitano in tal senso.