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Covid a Trieste, forse non è solo colpa di Puzzer

In Slovenia tanti casi di Covid. E ogni giorno migliaia di transfrontalieri varcano il confine

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Fermi tutti: e se la colpa dei focolai in Friuli Venezia Giulia non fosse tutta di Puzzer e dei suoi sodali? Noi lo dicevamo già da qualche tempo, facendo sommessamente notare che l’aumento dei casi di coronavirus si stava verificando un po’ lungo tutto lo stivale e che, forse, la particolarità triestina poteva essere dovuta alla sua vicinanza col confine sloveno. Bene: oggi il nostro ragionamento ha trovato un qualche riscontro nei numeri.

Ogni giorno varcano i confini tra la Slovenia e l’Italia circa 12mila transfrontalieri, cui vanno aggiunti i migranti che corrono lungo la rotta balcanica. Gente che va e che viene. Si mescola. E in alcuni casi si trasmette pure l’infezione. Il fatto che a Lubiana ci sia un tasso di positivi rispetto ai tamponi del 40%, nonostante il green pass e le limitazioni introdotte, ha fatto scrivere oggi al Corriere che “se Trieste è diventata la città maglia nera del nostro Paese, probabilmente non è soltanto per via dei cortei al porto”. Lo dimostra il fatto che anche in Veneto e Alto Adige, non solo in Friuli Venezia Giulia, i numeri sono più elevati che nel resto del Belpaese. E lo confermano le dichiarazioni di Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo Picone: “Il coinvolgimento maggiore delle zone del Nordest è molto probabilmente influenzato, oltre che dagli assembramenti, anche dai flussi in entrata di persone provenienti dall’Est europeo attraverso la frontiera con la Slovenia”.

Bingo. Quindi se a Trieste sono aumentati un po’ i contagi non è tanto colpa di Puzzer, del pugile no vax o delle proteste contro il green pass. O almeno non basta questo a dimostrare l’eventuale boom di infezioni. Altrimenti, e pure questo lo facciamo notare da tempo, pari allarme si sarebbe verificato pure nel Lazio dopo il corteo antifascista della Cgil. O a Glasgow dove s’assembrano da giorni tanti democratici ambientalisti.