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Daspo a Puzzer, piazze chiuse: possono farlo davvero?

I dubbi sul daspo al leader dei portuali triestini

stefano puzzer

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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

Tempi difficili per i diritti costituzionali: se organizzi le manifestazioni, ti interdicono l’accesso alle piazze; se non dai il preavviso, ti becchi un Daspo. Così, almeno, è successo a Stefano Puzzer, il leader dei portuali triestini, che ieri aveva allestito un banchetto in Piazza del Popolo a Roma, chiedendo “risposte” al governo e attirando una folla di qualche centinaio di persone.

Il giorno prima, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, aveva deciso di vietare le riunioni in Piazza Unità d’Italia almeno fino al 31 dicembre, data in cui dovrebbe cessare lo stato di emergenza. La motivazione è quella dei 93 casi in più di persone risultate positive alla Covid che avevano partecipato nei giorni scorsi alle manifestazioni dei portuali. “Nel bilanciamento degli interessi per me prevale il diritto alla salute sul diritto a manifestare”, una affermazione alquanto discutibile quella del prefetto, anche perché il bilanciamento tra diritti costituzionali lo può fare solo il Parlamento e la Corte costituzionale, e semmai il Governo ma solo quando – per Costituzione – è legittimato ad esercitare la funzione legislativa ovvero quella di attuazione delle leggi. Il prefetto dice poi che non vuole “reprimere”, ma “comprimere” i diritti di libertà. Insomma, niente manganelli, semplicemente nessuno manifesta. punto.

Siamo arrivati alle “fucilazioni”

Siamo proprio così sicuri che una libertà fondamentale – sancita dall’art. 17 della Costituzione – possa essere limitata con provvedimento prefettizio senza cadere in “eccesso di potere” o addirittura in “abuso di potere”? Conte ci aveva abituato ai Dpcm, atti amministrativi del governo, poi Draghi ai decreti-legge matrioska, adesso discendiamo agli inferi dei provvedimenti prefettizi. Domani toccherà ai vigili urbani bilanciare i diritti costituzionali con verbale di contestazione di una multa? Non ci meraviglieremmo se ciò accadesse. Tanto è vero che il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, è arrivato ad etichettare come “disertori” quelli che non intendono vaccinarsi (nonostante non vi sia alcun obbligo vaccinale), spingendosi addirittura ad affermare che “se questa è una guerra, in una guerra c’è chi ha paura, non combatte, viene messo al muro e fucilato”. A questo siamo arrivati, ma nessuno ci fa caso. Oramai si può anche ipotizzare liberamente, seppur nei limiti di una battuta di cattivo gusto, di fucilare la gente che manifesta pacificamente. E tutto questo odio, e tutta questa intolleranza viene accettata come una cosa ovvia proprio da quelli che dicono di voler combattere odio e intolleranza.

Sicuri che il diritto alla salute deve prevalere?

Nel merito. Chi lo dice che il diritto alla salute prevale sul diritto a manifestare? Se così fosse, basterebbe che il Governo sostituisse una emergenza con un’altra per limitare a vita le libertà costituzionali. Non è un caso che i Padri costituenti rubricarono le principali libertà fondamentali dall’art. 13 al 21 e il diritto alla salute al 32. Non può esistere il diritto alla salute senza la libertà. Neanche durante gli “anni di piombo” si arrivò a questi estremi. Oggi si vuole limitare il diritto di riunione a inermi cittadini, talvolta con passeggini e bambini a seguito, perché c’è un virus che circola ormai da due anni con circa l’85% della popolazione over 12 che ha completato il ciclo vaccinale. I virologi da talk-show ci hanno sempre detto che l’immunità di gregge si sarebbe raggiunta col 70% della popolazione vaccinata (di età superiore ai 12 anni), poi l’80% perché ci sono le varianti, adesso si parla del 90%. Insomma, dell’immunità di gregge ci sta rimanendo soltanto il gregge.