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Covid, c’è chi sta peggio di noi: in Argentina estesa l’emergenza

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Lula Ter: tutte le contraddizioni e gli indagati del nuovo governo Lula

Molto marketing, visioni economiche contrapposte e qualche nome recuperato dall’ultimo fallimentare governo di Dilma Rousseff. Questa in sintesi la fotografia del nuovo governo Lula 3.0. E, nonostante le dichiarazioni del presidente eletto Luiz Inacio Lula da Silva che tutti i suoi ministri “dovranno stringere la cinghia” il numero dei ministeri è stato aumentato da 23 a 37. L’esempio più significativo è quello dei quattro ministeri che si occuperanno di economia, rispetto all’unico ministero dell’epoca Bolsonaro. Due posti sono stati assegnati al fedelissimo di Lula Fernando Haddad, per l’economia, e  Ester Dweck per la Gestione. Nonostante le promesse del primo di responsabilità fiscale che si coniugano con una fedeltà assoluta a Lula, la Dweck è una fervente sostenitrice della Teoria Monetaria Moderna que sostiene politiche fiscali espansive per le quali né il debito né l’inflazione sono un problema. Ed è lei l’unica economista nei 4 ministeri economici.

Lula ha anche creato all’interno della Segreteria Speciale di Comunicazione Sociale una segreteria di Comunicazione Istituzionale e Comunicazione Digitale il cui compito è monitorare le reti sociali, suo cavallo di battaglia in campagna elettorale e che ha acceso il rischio di censura. Ministro sarà il petista Paulo Pimenta, in passato acceso critico dell’informazione, a suo dire responsabile dell’elezione di Bolsonaro. Dei 37 ministri almeno una decina sono stati coinvolti in scandali di corruzione, fondi neri e peculato. È il caso per esempio del nuovo ministro dell’integrazione Waldéz Goés condannato per peculato. O del ministro della Giustizia e della Sicurezza Flávio Dino, indagato per  illegalità in un contratto di fornitura di combustibile. Anche il ministro dell’economia Fernando Haddad è stato condannato a quattro anni e sei mesi per falsità ideologica elettorale (fondi neri) nella campagna del 2012 quando fu eletto sindaco di San Paolo.

Il futuro ministro della Casa Civile (il ministero più importante, una sorta di Viminale nostro) Rui Costa è invece oggetto di una investigazione in corso per appurare i crimini di estelionato riciclaggio e frode commessi quando era presidente del Consorzio Nordeste per comprare 50 milioni di reais in respiratori durante la pandemia che poi non sono mai stati consegnati agli ospedali. Tra i due leader di governo al Senato e alla Camera appena nominati, Jacques Wagner e Josè Guimarães, quest’ultimo viene ricordato ancora oggi dai brasiliani per il suo ex portaborse José Adalberto Vieira, arrestato in aeroporto a San Paolo nel 2005 con 100 mila dollari dentro le mutande.

L’opposizione pone fine al governo ad interim di Guaidó

“Stiamo per commettere un errore storico.” Detto e fatto. Il disperato avvertimento del deputato venezuelano Freddy Guevara, capo del gruppo parlamentare Volontà Popolare, non ha aiutato affatto e l’Assemblea Nazionale ieri ha votato ieri la riforma dello Statuto della Transizione che termina la presidenza in carica, il governo ad interim e Juan Guaidó, che lo ha guidato durante la sfida quadriennale contro Maduro. La nuova maggioranza dell’opposizione, nota come G-3, non ha accettato il passo da parte offerto da Guaidó, che aveva promesso di lasciare l’incarico in cambio del mantenimento dell’attuale status quo. Il risultato finale della votazione ha confermato la forza della nuova maggioranza: 72 voti a favore e 29 contrari, oltre a otto astensioni. Molti dubbi con questa manovra politica, in particolare per quanto riguarda la protezione delle attività finanziarie congelate negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Portogallo.

Domande che si sono moltiplicate e si basano sulla solidarietà internazionale come unico baluardo dei circa 40 miliardi di euro protetti all’estero. Se i beni protetti vengono restituiti a Maduro, i governi di Washington, Londra e Lisbona dovranno rispondere di averli restituiti a un violatore dei diritti umani. Nelle ore precedenti, il G-3 aveva assicurato in una dichiarazione di aver già parlato con i governi alleati e che la protezione di tali beni e fondi è stata garantita. Della decisione potrebbe risentirne anche il processo che si sta svolgendo in Florida contro il magnate colombiano Alex Saab, prestanome di Maduro e principale operatore finanziario internazionale della rivoluzione.

Il giudice ha infatti negato lo status diplomatico di Saab, sulla base del fatto che il governo chavista è illegittimo dato il riconoscimento di Guaidó da parte di Washington e “in conformità con la Costituzione.” Ora però cambia tutto. Inizia dunque un nuovo ciclo politico, con le elezioni presidenziali del 2024 come obiettivo ma la sfida dell’opposizione che ha messo Maduro alle corde, specialmente durante le prime settimane del 2019, è ufficialmente finita.

L’Argentina estende di un anno l’emergenza sanitaria per il Covid

Emergenza Covid estesa fino al 31 dicembre 2023 dal governo kirchnerista ieri. Il numero totale di persone colpite da covid-19 in Argentina dall’inizio della pandemia è 9.891.139, di cui 130.124 sono morte.

Paolo Manzo, 2 gennaio 2023


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