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Covid, così si muove la macchina infernale del terrore

La liturgia del terrore sul virus è tornata prepotentemente sulla scena

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Molto spesso mi trovo in disaccordo con Paolo Becchi, soprattutto sul piano dell’analisi economico-finanziaria, tuttavia mi sento di sottoscrivere in pieno le sue ragionevoli perplessità su ciò che la macchina infernale del terrore sta narrando in merito alla presunta apocalisse virale che starebbe devastando in lungo e in largo la Cina. Una macchina infernale che oramai sembra agire per moto proprio, sostenuta con grande enfasi catastrofista da molti programmi televisivi di approfondimento.

In uno di questi, L’Aria Che Tira, condotta su La7 da Francesco Magnani, quest’ultimo è arrivato a chiedere al farmacologo Silvio Garattini se non sia il caso di regalare al grande Paese asiatico parte dei nostri vaccini ancora inutilizzati, presupponendo che quelli usati dai cinesi non siano efficaci come i nostri. E qui, con la risposta del fondatore dell’istituto di ricerca “Mario Negri”, abbiamo veramente raggiunto l’apoteosi del delirio vaccinista: “Finché non vaccineremo tutto il mondo, non potremo mai stare tranquilli.”

Ora, a parte il piccolo dettaglio legato al fatto che i vaccini per i virus a Rna vanno costantemente aggiornati, così come accade da sempre per quelli dell’influenza stagionale, secondo l’illustre Garattini il mondo dovrebbe imbarcarsi in una campagna di profilassi di dimensioni colossali, dagli esiti piuttosto dubbi, per una patologia che secondo l’eminente Giorgio Palù, virologo a capo dell’Agenzia italiana del farmaco, attualmente registra un tasso di letalità assai più basso rispetto a quello della citata influenza stagionale? Ma a questa più che fondata obiezione i sostenitori della macchina infernale del terrore ribattono con due argomenti che i riscontri attuali sembrano clamorosamente smentire: non conosciamo le nuove varianti provenienti dalla Cina e non sappiamo l’entità del presunto cataclisma che starebbe sconvolgendo il grande Stato comunista.

Ebbene, sul primo punto l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione delle malattie, ritenendo ingiustificata la decisione dell’Italia di sottoporre al tampone i viaggiatori provenienti dalla Cina, dichiara che “i Paesi dell’Unione europea hanno un livello di immunizzazione e di vaccinazione relativamente alti e che -aspetto quest’ultimo assolutamente dirimente – le varianti che circolano in Cina sono già presenti da tempo nell’Ue – cosa che non dovrebbe affatto stupire in un mondo globalizzato ed economicamente interdipendente”. In merito poi alla supposta ecatombe cinese, di cui in molti si riempiono la bocca senza esprimere alcun riferimento numerico, esso è completamente smentito da una elementare rilevazione empirica: sebbene circa la metà dei molti viaggiatori cinesi che sono stati, per così dire, tamponati risultano positivi, essi sono praticamente tutti asintomatici.

Quindi delle due l’una: o le autorità cinesi sono così organizzate da riuscire a mandare all’estero solo persone senza sintomi, oppure noi continuiamo ad essere così scemi di cercare di bloccare alla frontiera un virus endemico da molto tempo. Una velleità, quest’ultima, di natura magica, come magiche sono le misure predisposte dai successori di Speranza per contrastare un eventuale aumento dei contagi in Italia, come il ritorno dell’obbligo al chiuso delle sempre più inutili mascherine e il demenziale smartworking. Proprio non ci siamo, amici miei!

Claudio Romiti, 1° gennaio 2022