Politica

Covid, quella consulenza d’oro: “450mila euro per una sola lettera”

Il caso in Commissione sulle forniture alla struttura Arcuri. Il testimone in Commissione: “Solo controllo documenti e una missiva"

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Di nuovo mascherine. Di nuovo strutture commissariali. Di nuovo consulenze. E, guarda caso, di nuovo il nome di Luca Di Donna, avvocato, che torna a orbitare attorno agli affari della stagione più triste della Repubblica recente: l’emergenza Covid. La scena è la Commissione parlamentare d’inchiesta Covid. Oggi, lunedì 8 giugno, a Palazzo San Macuto, in programma l’esame testimoniale di Marco Spadaccioli, dipendente di Adaltis Srl, insieme all’avvocato Nicoletta Spaziani. La domanda da cui parte tutto è: perché una società che forniva kit molecolari alla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri avrebbe pagato complessivamente circa 454mila euro agli avvocati Valerio De Luca e Luca Di Donna, che era collega nello stesso studio dell’ex premier Conte?

Nel corso dell’audizione, Spadaccioli ha spiegato che Adaltis effettuò due forniture alla struttura commissariale: una da circa 800mila euro nel giugno 2020 e una seconda da 2.455.500 euro nel dicembre dello stesso anno. Il lavoro operativo — predisposizione e caricamento della documentazione — sarebbe stato svolto dalla stessa società. E allora la domanda dei parlamentari diventa inevitabile: quei compensi agli avvocati a cosa servivano? La risposta di Spadaccioli è netta: “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per — credo — la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”. Traduzione per chi non frequenta il legalese: quasi mezzo milione di euro per verificare carte e scrivere una lettera. Non una fusione internazionale. Non un arbitrato planetario. Non una causa da miliardi. Una consulenza legata a forniture pubbliche in piena pandemia. Tutto normale?

Di Donna non è un avvocato qualunque. È stato infatti indicato, sempre in un’altra audizione in Commissione, come colui che si presentava agli imprenditori come “collega” di Conte e pare chiedesse il 10% di commessa. Attenzione: il leader grillino non risulta imputato in questa vicenda e ha sempre negato ogni coinvolgimento. Nel 2021, rispondendo ai giornalisti, disse di non aver mai collaborato con Di Donna da quando era presidente del Consiglio: “In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato Presidente del Consiglio non l’ho frequentato più. Non so nulla della sua successiva attività professionale”. E definì “complete falsità” alcune ricostruzioni sul ruolo di Di Donna nel Movimento 5 Stelle. Benissimo. Ma il problema politico resta.

E soprattutto restano le domande. Davvero mentre il presidente del Consiglio chiedeva sacrifici agli italiani, mentre il Paese era chiuso in casa, mentre si decidevano acquisti, forniture, autorizzazioni, pagamenti, sblocchi e piattaforme, attorno alla macchina commissariale si muoveva un sottobosco di consulenti, mediatori, avvocati, faccendieri veri o presunti, professionisti delle relazioni?  È normale che una società paghi 93.288 euro per il primo incarico e poi si arrivi, secondo gli appunti della Commissione, a un totale di circa 454mila euro per attività che il testimone avrebbe ridotto a controllo documentale e una lettera di sollecito? È normale che, finita l’era Arcuri, certi rapporti sembrino evaporare?

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Il punto non è fare processi sommari. Il punto è pretendere trasparenza. Perché durante il Covid la politica ha sospeso libertà costituzionali, ha chiuso attività, ha imposto regole minuziose persino sugli affetti familiari. E mentre al cittadino comune si chiedeva di compilare autocertificazioni per portare fuori il cane, nelle stanze delle forniture pubbliche – a sentire certe testimonianze – pare si trattasse di forniture e consulenze decisamente d’oro. Domanda: possibile che il presidente “avvocato del popolo” non abbia mai percepito il rischio che il suo nome diventasse una moneta reputazionale nel mercato dell’emergenza?

Massimo Balsamo, 8 giugno 2026

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