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Covid, Ricciardi risparge terrore: “Con i profughi, futura ondata”

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, meno attenzione al coronavirus. E Ricciardi lancia l’allarme

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A volte ritornano, come si suol dire, ma in questo caso sembra che se ne siano mai andati da oltre due anni a questa parte. Mi riferisco ai professionisti del terrore virale i quali, in modo determinante, hanno contribuito a devastare la nostra normale esistenza.

Walter Ricciardi è senz’altro uno degli esponenti più in vista di questi moderni Savonarola col camice bianco. Egli, chiaramente indispettito dalla verticale perdita di attenzione che sta avendo la guerra contro il virus, determinato da un conflitto reale che si sta drammaticamente svolgendo in Ucraina, ha rilanciato la posta, preannunciando un altro autunno di paura.

Intervenendo  al ‘Pnrr e Salute, studenti e docenti disegnano il sistema sanitario del post Covid’, evento online promosso da Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica (Altems), il consigliere prediletto del ministro Speranza non ha lasciato però alcuna speranza a chiunque arrivi in queste lande desolate: “La pandemia ha distrutto economie e ha alterato il nostro modo di vivere. Io passo per menagramo, ma ci prendo perché basta usare i dati. La pandemia non è finita perché c’è la guerra in Ucraina“. Dopodiché questo impagabile stratega della guerra parolaia ai virus ha sganciato la sua bomba: “Attenzione, l’Ucraina è un Paese dove la copertura vaccinale è bassa ed è inevitabile che avremo casi Covid dove ci sono affollamenti di persone. In Italia avremo una buona primavera e una ottima estate, ma dobbiamo preparaci per l’autunno. Liberarci di tutte le misure è un errore, che se facciamo per la terza volta ci riconduce a quello che abbiamo conosciuto”.

Come potete notare, il buon samaritano Ricciardi è riuscito sapientemente a coniugare la questione complessa dei profughi ucraini da accogliere con la nostra pandemia infinita, aggiungendo un ulteriore elemento di timore determinato dalla bassa percentuale di vaccinati che caratterizza la popolazione ucraina.