Covid, Speranza senza pudore: il suo libro è un’offesa alle vittime

L’ex ministro della Salute ristampa il volume “fantasma” ritirato durante la pandemia

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La resurrezione editoriale dello Sghembo, Roberto Speranza, il peggior ministro di qualsiasi repubblica, democratica o bananiera che sia, testimonia della natura sostanzialmente vile non tanto di Speranza, non tanto del Pd o della sinistra, quanto di un sistema, un regime nel suo complesso, ferocemente risoluto a non mettersi in discussione. Nonostante la realtà vada presentando conti estremamente salati. Ma il sale non è per le facce grandguignolesche del regime, per dirla col Pasolini del “cittadino scandalizzato”, nessuna delle quali ha mai accusato effetti avversi di sorta, il che autorizza robusti sospetti quanto a selezione dei vaccini “buoni” ad uso della èlite.

Il sale è per le decine e centinaia di migliaia di cittadini che, fidatisi, si ritrovano a leccarsi le ferite e tremende ferite quando va ancora bene (e se volete una testimonianza di primo sangue, fidatevi di chi scrive). Di tutto questo, l’assessore al traffico di Potenza promosso ministro sanitario per una di quella alchimie invereconde di ogni regime, non si fa scrupolo nella nuova edizione del suo manoscritto memorialistico; anzi irride le vittime, le offende una volta di più mentre si prova a riverniciare il proprio operato a dispetto dei risultati abominevoli sia sul piano sanitario che, forse persino in modo peggiore, su quello democratico, squisitamente politico. Non cambiano e non guariscono. Non possono.

La loro pulsione è la stessa: autoritaria, controdemocratica. Per loro non rilevano i fallimenti, non è lecito imbarazzo a seguito delle chiusure pretestuose, l’obbligo curativo a senso unico (che generò veleni e devastazioni), le menzogne del potere, “non ti vaccini ti ammali muori”, il balletto dei vaticinii virologheschi, “il siero dura dieci anni, no dura dieci settimane”, “il vaccino contiene il contagio, no il contagio si espande comunque”, la follia concentrazionaria, i caffè in piedi forse, seduti mai, le mutande in vendita su uno scaffale ma non in quello a fianco, gli orari del coprifuoco, come se un virus girasse in fascia protetta, le suggestioni cinesi o semplicemente finanziarie globali, le ammissioni, tardive, criminali, degli Stranamore dei vaccini, “abbiamo lanciato un aereo senza finire di costruirlo”, “le prossime dosi, quelle saranno sicure”, i morti misteriosi, anche giovani, anche pueri, i segreti sui contratti, quell’aria mefitica di combine, di affari loschi, mai chiariti: tutto questo nel ritorno di Speranza, il Tristo, non c’è. Mai accaduto.

Perché guariremo era suonato talmente grottesco, all’epoca, che visse non più di poche ore. Poi venne precipitevolissimevolmente ritirato, in un’operazione di autocensura degna di una dittatura comunista sovietica. Solo che Borgonovo de la Verità riuscì a trovarne una copia e raccontò la vergogna, sulla quale, invero, pochi osammo soffermarci: la autentica mortificazione democratica consistendo in una classe giornalistica orientata al 99% al conformismo, alla sudditanza del regime, alla menzogna avallata e diffusa, al servilismo più bieco; e sapevano, sapevate tutti di mentire, ma venivate a dire a noi poveri pirla rimasti a difendere un principio libertario e democratico di scelta libera, di esercizio critico: “Sì, dai, lo sappiamo tutti ma che dovrei fare? Sei tu che non capisci, cosa credi di risolvere dicendo il vero?”. Questo, lo giuro, il tenore.

E intanto i propagandisti auguravano morte e poltiglia verde ai cosiddetti “novax”, venendo premiati in tutte le televisioni e le ribalte del Regno, Festival, palette e talk show. Poi ci si stupisce se succedono le Lucarelli. Ma quando l’informazione da cerniera democratica tra potere e volgo si torce in retroguardia delle influencer, le Lucarelli prosperano. È quanto accaduto col Covid, rectius con l’esperimento sociale di cui parlò la stampa di tutto il mondo. Per dire che chiusure, vincoli ed errori scorrevano per il globo, ma mai con la virulenza ottusa e malfamata dell’Italia. Allora quel libello sparì subito, oggi torna arricchito di qualche capitolo offensivo per i malati ed i morti, omissorio sul resto. Speranza tenta di uscire dalle sue peste attaccando: è l’unica strategia per un ex potente che irrideva, che considerava la pandemia “un’ottima occasione per ridefinire la società in senso gramsciano”, figuratevi un po’.

Il libro resta, anzi torna; lo pubblica un editore formalmente privato, Solferino, Corriere, e anche questo è indicativo della natura granitica e acritica di un regime indisponibile a qualsivoglia presa d’atto, assunzione di responsabilità, ripensamento critico. Unico caso al mondo. Abbiamo sbagliato? Abbiamo creato le condizioni per una distruzione umana, sociale, civile spaventosa? Avanti così, anzi con più fame che pria. Ogni esitazione potrebbe essere pericolosa, potrebbe rivelarsi letale. Poi rinfacciarsi una commissione d’inchiesta che mai si farà, perché il Capo dello Stato, garante di quel regime sciagurato, ha già fatto capire come andrà a finire e la sua parola è l’unica che conta, è uno di quei giochi che il regime condiviso pratica, giochi mediatici sulla pelle dei cittadini perculati e peggio. Che cosa sarebbe andato a fare altrimenti uno di questi padroni dei vaccini e del mondo, Bill Gates, il principale finanziatore dell’Oms che già ipotizza una nuova pandemia X, per dire la faremo e la subirete? Trovando largo ascolto al Colle, evidentemente, più freddezza a Palazzo Chigi, ma forse non è sempre obbligatorio concedere udienza, dando un po’ l’impressione di riceverla, a questi personaggi spaventosi. Oms, Ue, Wef, Agenda, finanza sanitaria, pandemismo, catastrofismo: e il libretto redivivo di un ministro nostalgico del gramscismo e del sovietismo, a parole, ma perfettamente inserito nello zeitgeist che va da tutt’altra parte.

Le discutibilissime verità del ministro più sciagurato di ogni Repubblica vengono edite dal principale gruppo editoriale privato e questa è l’unica cosa che c’è da dire. Quella che da sola spiega la consistenza di un regime che si passa il testimone di piani pandemici come sempre basati sulla pratica eversiva: all’occorrenza chiusure, ricatti, obblighi vaccinali, divieto di qualsiasi alternativa, e la tecnologica autoritaria, del controllo, a garantire il tutto. Ma sì, in fondo perché Speranza dovrebbe pentirsi, lui e solo lui, di qualcosa, di qualsiasi cosa? E perché non dovrebbe ripresentarsi in libreria oggi, adesso, in tempo di regime condiviso, una SinEstra che finge di baccagliare ma che premia, oggi come ieri, i servi, i corifei, e irride chi si interroga, si dispera dopo essersi costretto ad assumere, come dice la magistratura, “farmaci gravemente pericolosi per la salute”?

Max Del Papa, 20 gennaio 2024

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