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Covid, Zangrillo smonta l’allarmismo: “Perché i contagi non preoccupano”

Il primario del San Raffaele a Quarta Repubblica: “Basta allarmismo”. E punge il collega Pregliasco sui numeri dell’influenza

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È ora di dire basta all’emergenza perenne. Ma anche di dare troppa enfasi ai contagi in aumento in Italia. O di “terrorizzare” gli italiani con lo spauracchio influenza. Alberto Zangrillo, primario al San Raffaele di Milano, torna in tv e dice senza fronzoli che no, “l’aumento dei contagi” di Covid “non mi preoccupa”. Il motivo? “Coi tamponi troviamo persone positive che però non arrivano in ospedale”.

Occorre insomma iniziare a distinguere tra infetti e malati. Differenza sostanziale, spesso dimenticata. Chi si becca il virus non è detto necessiti dell’ospedale e i pochi che finiscono in corsia sono ormai una minoranza gestibile dal sistema sanitario. “Quello che mi preoccupa – spiega invece Zangrillo – sono le enormi liste di attesa di persone che nulla hanno a che fare con il Covid”. Bisognerebbe recuperare tutti gli screening e le visite saltate in due anni di pandemia, invece si preferisce insistere sulla spettacolarizzazione dei contagi. “Vedere oggi come terza notizia il bollettino Covid in forma allarmistica ci interessa poco”, insiste il professore secondo cui i parametri da considerare sono altri: gli accessi in ospedale, il numero di ricoveri e soprattutto i decessi. Su questi fronti, i più importanti, “non siamo per nulla preoccupati”: ad approdare al pronto soccorso sono infatti ormai “prevalentemente anziani” (nel 99% dei casi “non vaccinati”) e la malattia che manifestano “non ha le caratteristiche dell’anno scorso”. Cioè non si mostra con quella drammatica incidenza cui siamo stati abituati a inizio del 2020.

Ai microfoni di Quarta Repubblica, Zangrillo ha preso pure di mira il collega Pregliasco. Senza mai citarlo, ha tirato le orecchie a quel “maestro virologo che cerca di spaventare gli italiani” dicendo che con l’influenza alle porte “ci si aspettano 6 milioni di contagi“. Frase che Pregliasco aveva pronunciato qualche giorno fa e che ha infastidito l’intensivista del San Raffaele. “Si tratta di una supposizione completamente falsa”: basta guardare i dati che arrivano dall’Australia, emisfero più avanti di noi nelle stagione estate/inverno. “Sulla base di questo dato di cui disponiamo dire che ci aspettiamo 6 milioni di casi di influenza in Italia vuol dire che hai sbagliato mestiere, devi fare altra cosa e non il medico. Da noi ci si aspetta aderenza alla realtà“.

da Quarta Repubblica del 2 novembre 2021