Il 14 settembre suona una campanella importante. A nove mesi dall’inferno della discoteca Le Constellation a Crans Montana, i quattro ragazzi della stessa classe sopravvissuti alla strage – Sofia, Kean, Leonardo e Francesca – tornano finalmente a scuola. Ho guardato la notizia e l’intervista al telegiornale con una commozione difficile da trattenere: è il traguardo di un cammino che ha dell’incredibile. Le loro interviste palesano un coraggio senza fine, fatto di paure normalissime (come il timore di essere “guardati diversamente” nei corridoi) ma anche di una determinazione incrollabile a riprendersi, ognuno, il proprio cammino di vita.
Su questa rinascita la mano stesa di un’eccellenza straordinaria: il Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Niguarda di Milano. Quanto di più simile a Dio ci sia dato immaginare. È una forza creatrice che risponde alla distruzione con la vita. L’equipe medica e infermieristica ha vegliato su questi ragazzi giorno e notte, curandoli da ustioni devastanti e fumi tossici con una dedizione che è, a tutti gli effetti, un atto di creazione medica che ridona dignità e futuro a queste vite tornate dall’inferno.
Un miracolo costruito mattone su mattone da uomini e donne che hanno fatto doppi turni pur di non lasciare mai soli questi ragazzi. Quella forza “divina” si è mossa attraverso le mani precise di medici e infermieri, e si è nutrita di una ricerca biotecnologica d’avanguardia. La fantascienza medica che ha rigenerato la loro pelle è passata infatti da presidi rivoluzionari, come le bende speciali e i trattamenti nati nei laboratori israeliani. Gli ormai famosi farmaci enzimatici avanzati (come il Nexobrid, estratto dall’ananas) in grado di rimuovere i tessuti distrutti dal fuoco in poche ore e senza interventi chirurgici demolitivi, lasciando spazio a matrici rigenerative. Scienza pura e dedizione assoluta che, insieme, hanno ridisegnato il futuro dove c’era solo cenere.
E mentre guardiamo questo miracolo italiano cade ancora una volta il mito della Svizzera precisa come un Omega Ultra Deep, (l’orologio super-ultra che resiste a seimila metri di profondità). Quando la pressione della realtà si fa dura, l’ingranaggio svizzero si inceppa vistosamente e dimostra debolezze gravissime proprio nella gestione della giustizia, della sicurezza, della sanità e della scuola. Lo abbiamo visto con la gestione gelida seguita al dramma di Crans Montana. E lo abbiamo visto anche quando alcuni studenti feriti, in Svizzera, hanno finanche rischiato la bocciatura formale a causa delle assenze dovute al coma e alle terapie, mentre il liceo milanese Virgilio ha attivato subito percorsi personalizzati e sensibili per proteggere l’anno scolastico dei suoi ragazzi.
E lo specchio di questo paese che brancola nel buio è ancora lì, recentissimo: basta guardare a alla sparatoria all’ippodromo di Aarau, durante un rave party, costata la vita a un’altra giovanissima vittima italiana, Maria Spinelli, di ventidue anni. Anche lì, davanti alla follia e alle armi d’assalto esplose sulla folla, la millantata precisione elvetica si è dissolta nel caos e in domande senza risposta,
Ma domani la classe tornerà unita. Non ci sarà la loro compagna che non ce l’ha fatta, e il dolore si siederà di fianco a loro. Ma questa storia che ci commuove rimane ed è la prova che la vita, accanto a una medicina capace di lavorare allo stesso tavolo del Divino, e un Paese vicino ai suoi ragazzi può perdere una battaglia e vincere comunque la sua guerra più dura.
Teresa Casamichela, 14 settembre 2026
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