Crans-Montana, la porta chiusa? Non è un caso: il problema delle uscite di sicurezza svizzere

La drammatica sottovalutazione dell’importanza delle uscite di emergenza al Constellation non stupisce fino in fondo

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ccrans montana

Nella strage di Capodanno a Crans Montana uno dei punti chiave dell’inchiesta, delle indagini e dei commenti di questi giorni è sicuramente il tema delle uscite di sicurezza del locale Le Constellation, diventato purtroppo una trappola per chi vi era dentro al momento del drammatico rogo.

Nel caso di un incendio è fondamentale poter garantire una fuga immediata e sicura dall’ambiente interessato a tutte le persone presenti. Ebbene, nel locale incriminato, le (o la singola?) presunte uscite di sicurezza non erano veramente tali (una addirittura bloccata) e non si capisce ancora chiaramente quali avessero questa funzione, se fossero correttamente segnalate e facilmente agibili.

Questa drammatica sottovalutazione dell’importanza delle uscite di emergenza, però purtroppo non mi stupisce fino in fondo.

Nella zona dove abito in Svizzera (cantoni Argovia e Zurigo), ho visto più di una uscita di sicurezza non nuovissima equipaggiata con una curiosa quanto inutile manopola (che sostituisce la serratura). Tale rondella, se ruotata, può venire chiusa dall’interno, impedendo l’accesso dall’esterno (dove c’è solo un pomello o una serratura che impediscono l‘ingresso). Queste uscite erano usate fino a qualche tempo fa in edifici (aziende, officine, magazzini, oppure garage di condomini) dove il numero di persone presenti nel locale interessato non fosse stato grande. Si parte quindi dal principio che, anche durante un incendio, le poche persone che si trovino sul posto, potrebbero lo stesso scappare ruotando la manopola in caso fosse chiusa senza creare ingorghi durante la fuga. Oggi, per le nuove costruzioni, tali meccanismi non sono più accettabili nè utilizzati. Tuttavia, gli edifici esistenti così equipaggiati, non hanno sempre l’obbligo di aggiornare questo dettaglio nelle loro vie di fuga, se la valutazione del rischio non lo prevede. Con questo compromesso si salvaguardia il portafoglio di chi dovrebbe (o potrebbe) aggiornare tali sistemi (spesa che tra l’altro non sembrerebbe proibitiva) soddisfacendo comunque ancora legalmente le norme anti-incendio.

Il dibattito: giustizialisti o no?

Certamente questo esempio non riflette la realtà e non deve essere generalizzato, però fornisce forse alcuni possibili indizi e spunti sulla reale cultura della prevenzione esistente. La sicurezza viene spesso vista come mera “compliance” con le leggi, senza preoccuparsi se la prevenzione funzioni al meglio o possa essere migliorata (per esempio sostituendo la menzionata manopola con una semplice maniglia a pressione o un maniglione antipanico). Il semplice rispetto delle norme, sicuramente fondamentale, a volte non basta per instillare nella gente (soprattutto nei responsabili) una vera cultura della sicurezza.

Le già menzionate soluzioni di compromesso e l‘accettazione di sistemi non ottimali, sebbene conformi ai codici, si accompagnano spesso alle ben più pericolose frasi dei saputelli del tipo „non strafare, non fare più del dovuto!”, o, ancora peggio: “facendo così non è mai successo niente…”.

Ma la prevenzione deve saper guardare in avanti, anticipare. E quello che sembra un eccesso oggi, potrebbe veramente diventare un salvavita quando veramente ci si trovasse nel pieno di un’emergenza.

Andrea Gebbia, Ehrendingen (Svizzera) – “Tra cioccolato e realtà”

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