Cronaca

Crans-Montana, occhio alla gogna contro i due titolari

Ambasciatore, opinionisti e talk show accendono la piazza: l’Italia invoca manette mentre la Svizzera indaga. Il garantismo? Ancora disperso

crans montana (4)
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In merito alla strage degli innocenti avvenuta a Crans-Montana, mi trovo completamente d’accordo con Giuseppe Cruciani, il quale, durante Quarta Repubblica, ha considerato inopportuna la presa di posizione del nostro ambasciatore, secondo cui i titolari del locale in Italia sarebbero stati già arrestati.

Tutto ciò, di conseguenza, in un clima mediatico già ampiamente surriscaldato e incline a mettere in piedi improvvisati processi davanti alla telecamere, ha scatenato una corsa a chi urlava con più efficacia la sua indignazione, pretendendo che gli stessi proprietari venissero non solo posti agli arresti domiciliari, bensì sbattuti direttamente in carcere. Persino l’ottimo Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, intervenendo a Ore 14, in onda su Rai2, ha totalmente messo da parte il suo ben noto garantismo e ha dichiarato: “Io faccio un invito al governo italiano: non accontentiamoci, per l’amor di Dio, della responsabilità di quei due che gestivano questo locale (quindi sono già colpevoli con sentenza passata in giudicato dalla cassazione del sistema penale mediatico) , eh! Io pretendo – ha sentenziato -, chiedo e rivolgo una supplica al governo italiano, che faccia tutto ciò che è possibile; pressioni nei confronti del governo svizzero affinché tutte le autorità svizzere tecniche e locali, che hanno consentito che questo locale includesse tutti quei poveri ragazzi lì dentro, tra l’altro uno di Bologna (città dell’avvocato), uno di questi poveri angeli morti, paghino, paghino duramente. Che non si faccia il giochino di mandare quei due, che hanno grandi responsabilità, e fare poi la sanatoria per tutti gli altri. Gli altri devono pagare anche di più”.

Quindi, visto che li abbiamo già condannati a mezzo stampa, facendo risparmiare alle autorità elvetiche molto tempo e molte risorse, sbattiamoli tutti in gattabuia e gettiamo la chiave senza pensarci due volte. D’altro canto se in questo disgraziato Paese il concetto cardine del garantismo, il presupposto secondo il quale si è non colpevoli fino a prova contraria, non riesce proprio a farsi strada, ci sarà una qualche profonda ragione culturale. Una ragione che in queste drammatiche situazione, che nessuno si sente di minimizzare, si manifesta con un quasi irrefrenabile desiderio non di ottenere giustizia attraverso un corretto iter investigativo e processuale, ma per mezzo di una procedura giudiziaria piuttosto sommaria, ottenuta a furor di popolo, che somiglia tanto ad una irrefrenabile sete di vendetta.

Una sete di vendetta che, come i più attempati di noi ancora ben ricordano, infiammò gli animi e molta parte dell’informazione nostrana ai tempi ben poco gloriosi di Mani pulite. Tornando al caso in oggetto, personalmente lascerei lavorare la magistratura svizzera, anche in considerazione del fatto che in questo campo non mi sembra che il Belpaese abbia le carte in regola per dare lezioni, dato che da tempo l’Italia detiene il record delle ingiuste detenzioni – quelle acclarate – con circa mille casi all’anno.

Claudio Romiti, 8 gennaio 2025

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