Il 2026 è iniziato nel peggiore dei modi. Quaranta giovani vite spezzate. Un numero che non dovrebbe mai esistere. Un dolore che non si può misurare. In un attimo, sogni, speranze, sorrisi e futuri ancora da scrivere sono stati cancellati. Ogni nome è una storia interrotta, ogni volto un vuoto che nessuna parola potrà mai colmare. Le famiglie, gli amici, le comunità intere si ritrovano a fare i conti con un’assenza che pesa come un macigno.
Non ci sono parole abbastanza forti per descrivere ciò che si prova. Solo un silenzio carico di lacrime, di rabbia, di incredulità. Ma in questo silenzio, risuona forte il bisogno di ricordare. Di non dimenticare. Di stringersi insieme, anche solo con un pensiero, un gesto, una preghiera.
A chi resta, il compito difficile di trasformare il dolore in memoria, e la memoria in impegno. Perché tragedie come questa non siano mai più parte del nostro inizio d’anno. Perché la vita, soprattutto quella dei più giovani, sia sempre protetta, custodita, rispettata.
A loro, il mio pensiero. Alle famiglie, il mio abbraccio. All’umanità, il dovere di non voltarsi dall’altra parte.
Beppe Fantin, 5 gennaio 2026
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