Esteri

Il mistero degli 890 conti correnti nazisti “fantasma”

Una nuova indagine in USA ha rivelato centinaia di conti bancari mai dichiarati collegati al Terzo Reich e alle SS

credit suisse Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La Commissione Bilancio del Senato statunitense ha accusato il Credit Suisse di aver gestito conti bancari di nazisti e di aver tenuto nascoste significative informazioni. Secondo il senatore repubblicano Chuck Grassley, sarebbero ben 890 i conti di Credit Suisse potenzialmente collegati con i nazisti.

Tra questi ci sarebbero i depositi dell‘allora Ministero degli Esteri del Terzo Reich, di un produttore di armi tedesco e addirittura della Croce Rossa tedesca. L’accusa si basa su un rapporto provvisorio di una inchiesta condotta dall’avvocato difensore Neil Barofsky, il quale lavorò per Credit Suisse nel 2021 e 2022.

A quel tempo l’avvocato, insieme alla ditta di consulenza Alixpartners, guidò un’indagine su presunti conti presso Credit Suisse intestati a nazisti che poi scapparono in Argentina alla fine della Seconda guerra mondiale. Depositi, questi, che furono segnalati dal Centro Simon Wiesenthal, la nota associazione a caccia di criminali di guerra nazisti.

Tuttavia, nel 2022 la banca non rinnovò il contratto a Barofsky per un dissidio riguardante lo scopo e i metodi dell’indagine. Secondo Credit Suisse, Alixpartners giunse alla conclusione che le accuse mosse dal Centro Simon Wiesenthal non erano state provate. Quando Credit Suisse fu assorbita (e salvata) da UBS, quest’ultima riassunse Barofsky nel 2023. Grazie alle ultime rivelazioni basate sulle ricerche del suo team, l’avvocato in una lettera al Senato americano dichiarava che Credit Suisse non avrebbe reso pubbliche tutte le informazioni relative ai conti dei nazisti.

La Commissione Bilancio ha quindi indetto un’audizione il 3 febbraio dal titolo “La verità svelata: fatti nascosti sui nazisti e sulle banche svizzere”. Robert Karofsky, presidente di UBS America, ha espresso profondo rammarico ed ha assicurato che il suo Istituto continuerà ad indagare sul ruolo di Credit Suisse durante il nazismo. UBS stessa è interessata ai risultati dell’indagine. Il presidente ha anche ricordato che nel 1998 (con la formalizzazione l’anno successivo) fu raggiunto un accordo tra le principali banche svizzere che si impegnarono a versare 1,25 miliardi di dollari ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime dell’Olocausto.

Un’Organizzazione indipendente ha poi provveduto a distribuire questi fondi. Tuttavia, le nuove indagini sembrano portare alla luce una fitta rete di flussi di denaro sottratti a famiglie ebree e girati a soggetti legami al regime nazista, compresi finanziamenti per le fughe verso il Sud America alla conclusione della guerra. Secondo impiegati della commissione giustizia del senato americano l’indagine proseguirà fino all’inizio dell’estate. Il rapporto finale sarà verosimilmente redatto entro la fine del 2026.

Insomma, pur se neutrale sui campi di battaglia, la Svizzera non lo è stata affatto nelle stanze degli istituti di credito, crocevia di molti soldi, puliti ma anche orrendamente sporcati, durante il secondo conflitto mondiale.

Andrea Gebbia, 6 febbraio 2026

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