Crisi iraniana: e se fosse già pronto il nuovo Ordine mondiale?

Scenari da fanta-fanta-geopolitica alimentati dalla moderazione nelle dichiarazioni di Russia e Cina sull'attacco israeliano e quindi americano nei cieli di Teheran

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Trump guerra (1)

La Cina che consegna a commenti di rito, il compito quasi istituzionale di condannare, si fa per dire, il bombardamento americano sull’Iran. Un po’ poco dopo che nel febbraio scorso Il Ministero della Difesa cinese aveva annunciato che la Cina terrà presto un’esercitazione navale congiunta con l’Iran e la Russia nei pressi dell’Iran, con l’invio di un cacciatorpediniere e di una nave di rifornimento da parte della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese. E oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun, nella quotidiana conferenza stampa a Pechino, non ha fornito indicazioni sulla possibilità che, dopo essere andato a Mosca, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si rechi anche a Pechino.

Un po’ poco nella giornata in cui i jet di Israele si permettono di distruggere a Teheran l’orologio che avrebbe dovuto scandire i tempi della distruzione dello Stato ebraico, nonché di centrare il portone del carcere di Evin l’inferno dei dissidenti e anche delle giovani donne iraniane che hanno tentato di opporsi al regime.

Dalla Russia, Vladimir Putin impegnato in una dichiarazione che per moderazione sarebbe degna del Parlamento europeo. “L’Iran – ha detto – ha diritto a sviluppare il proprio programma nucleare a scopi pacifici”. Putin che ha quindi riaffermato l’opposizione di Mosca alla proliferazione di armi di distruzione di massa, “da parte di tutti i Paesi del mondo”, comprese quelle eventualmente fabbricate dal governo di Teheran.

La carrellata si conclude con una dichiarazione del cancelliere tedesco e forse sempre meno europeo, Friedrich Merz: “Voglio ribadirlo in modo molto chiaro e inequivocabile. Per noi, e per me personalmente, non c’è motivo di criticare ciò che Israele ha iniziato una settimana fa, né di criticare ciò che l’America ha fatto lo scorso fine settimana”.

O siamo visionari noi, oppure tutto ciò che quotidianamente le immagini dal mondo ci rovesciano nelle case, sono fake news, inclusa la intensificazione senza precedenti dei bombardamenti russi in Ucraina.

Perché a leggere queste dichiarazione sorge spontaneo un sospetto: e se fossero già d’accordo su tutto? Il riferimento è ovviamente alle tre grandi potenze mondiali, Stati Uniti, Cina e Russia visto che un’Europa, che conta come il due di briscola (a meno che non salga su qualche carro di liberatori) si affida alle solitarie e un po’ malinconiche incursioni da cortile del presidente Macron, che prima condanna l’aggressione all’Iran, quindi tenta di contrapporsi agli Stati Uniti con una visita diplomatica in Groenlandia.

Ed ecco la fanta-fanta-geopolitica che proponiamo rigorosamente accompagnata da una decina di punti interrogativi.

Il disegno di un nuovo ordine mondiale potrebbe essere il seguente:

La Russia, silente sull’alleato iraniano, ha già negoziato (ovviamente con chi ha potere negoziale e che certo non è Bruxelles) la fetta consistente di Ucraina che dovrà diventare sua.

Gli Stati Uniti, una volta rimossa la teocrazia iraniana e tutti i proxy, si preparano a regolare i conti con le bande di terroristi che all’Iran facevano capo utilizzando la precisione chirurgica di Israele. E in Medio Oriente potranno contare grazie agli Accordi di Abramo su un alleato straordinariamente motivato, forte di una finanza imbattibile (petrodollari più expertise finanziaria ebraica), di un territorio più o meno pacificato e di una economia che avrà bisogno di tutto per occidentalizzarsi, rinunciando alle pretese di islamizzazione dell’Occidente o circoscrivendole ai Paesi colabrodo europei. Nella partita rientrerà anche la Groenlandia dove Macron si è affrettato ad andare nel tentativo di salvare quel poco che resta della grandeur francese, duramente provata dall’espulsione dall’Africa.

E infine la Cina, che avrà mano libera proprio su una fascia importante del Continente africano, quindi, inizialmente sulle isole di Penghu, Kimen e Matsu; isole che fanno parte del territorio sotto la sovranità di Taiwan ma che consentirebbero uno sbarco meno traumatico e meno impattante sull’opinione pubblica mondiale.

Ecco. Il nuovo Ordine mondiale è servito. Ovviamente nel libro della fanta-fanta-geopolitica.

Bruno Dardani, 23 giugno 2025

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