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Cristiani per la libertà (Alejandro A. Chafuen)

Alejandro A. Chafuen in Cristiani per la libertà! Radici cattoliche dell’economia di mercato

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Uno dei luoghi comuni più duri a morire contro il libero mercato è che esso sia incompatibile con i valori della religione cristiana. Un’idea che si è ben affermata e continua ad affermarsi a spese di una parte tanto originale quanto esplosiva del pensiero cristiano, che da qualche secolo dimora del dimenticatoio; riscoprirla non è dunque soltanto doveroso nei confronti della cultura cattolica, ma anche un’ottima arma contro chi imbraccia l’argomento della carità contro la libertà.

Si tratta delle teorie economiche e politiche elaborate nel Cinquecento dai tardoscolastici, o Scolastica Spagnola, ed esposte con grande ricchezza di fonti dall’economista Alejandro A. Chafuen in Cristiani per la libertà! Radici cattoliche dell’economia di mercato (Liberilibri).

La vicinanza delle posizioni tardoscolastiche a quelle dei pensatori del liberalismo classico e addirittura della scuola austriaca di economia è sorprendente; e non sarebbe un azzardo stabilire tra loro un rapporto di ispirazione, influenza e discendenza. Infatti, come Chafuen dimostra nella sua documentatissima rassegna, l’unico bene comune che i tardoscolastici riconoscono è quello che viene realizzato quando ciascuno agisce in maniera conforme alla legge e al diritto naturale. È una legge eterna e divina, che detta le regole del retto agire umano. Una legge intuitiva e immediatamente chiara alla ragione umana, per cui ogni prescrizione che segue la legge naturale può essere detta razionale; al contrario, i comportamenti che ad essa si oppongono sono controproducenti. Così anche per i tardoscolastici tutto ciò che minaccia la libertà degli individui, la convivenza pacifica e non è in accordo con la regola d’oro è contrario alla ragione, dunque al bene comune.

In ambito economico non è diverso. Anche per i tardoscolastici il punto di partenza è senza dubbio la proprietà privata come diritto naturale, che sarebbe irrazionale abolire o ostacolare. È da questo assunto che può essere poi dedotta la necessità che le pressioni fiscali siano moderate. Anche per i tardoscolastici soltanto la natura volontaria, libera e individuale dello scambio deve regolare il mercato e, con esso, l’andamento dei profitti e dei salari. Anche per i tardoscolastici soltanto l’abbondanza o la scarsità di un bene, pur nella loro variabilità nel luogo e nello spazio, possono determinare i prezzi. Insomma, i tardoscolastici sono stati tra i primi a dimostrare la nocività di un esteso intervento statale (o reale, nel loro caso) negli affari economici. Lungi dal sacrificare l’amore per il prossimo a una spietata legge della giungla, la solidarietà è certo raccomandata e preferibile, ma deve rimanere necessariamente un’opzione libera e volontaria. La carità cristiana non ha nulla a che vedere con lo statalismo, anzi quest’ultimo è contrario alla ragione e alla legge divina.

In questo senso riallacciare, grazie agli scolastici, il legame del liberalismo con il cristianesimo permette non solo di sottrarre ai detrattori del libero mercato la sempre vincente carta del solidarismo, ma anche di tornare a pensare al liberalismo come l’unica alternativa razionale per la politica, nonché la sola che convenga all’uomo e alla sua natura.