Cronaca

“Cristiani bastardi”. Quella mail di Salim El Koudri prima della strage di Modena

Il ministro Piantedosi svela il profilo dell'attentatore: "È figlio di immigrati marocchini con un disturbo schizoide della personalità. Ha manifestato rancore e insoddisfazione"

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L’attentato di Modena “non può essere liquidato come il gesto di un folle isolato”. Matteo Piantedosi invita alla cautela, ma allo stesso tempo mette in guardia da letture semplicistiche dopo l’aggressione compiuta da Salim El Koudri, il 31enne che ha travolto i passanti con l’auto e poi si è scagliato contro alcune persone armato di coltello. In una lunga intervista al Giornale, il ministro dell’Interno traccia il profilo dell’aggressore e insiste sulla necessità di interrogarsi fino in fondo sulle cause di quanto accaduto.

Piantedosi spiega che El Koudri è “figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato” e che gli sarebbe stato diagnosticato “un disturbo schizoide della personalità”. Un elemento che, secondo il titolare del Viminale, “rende più complesso inquadrare la vicenda”. Il ministro riferisce anche di “rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale” e ricorda una mail inviata all’università in cui il giovane avrebbe pronunciato “frasi contro i bastardi cristiani e altre espressioni blasfeme”, salvo poi chiedere scusa. “Non sono cristiano e per questo non mi fate lavorare”, avrebbe poi scritto in una mail che risale al 2021.

Per Piantedosi potrebbe esserci stato “un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni”, ma al momento “non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente”. Nessun collegamento accertato con reti fondamentaliste, dunque, almeno allo stato delle indagini. Tuttavia il ministro avverte: “Parliamo comunque di un’aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull’integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni”.

Il capo del Viminale richiama poi il tema dei cosiddetti “lupi solitari”, definiti “una delle minacce più insidiose”. Si tratta, osserva, di individui che “spesso si radicalizzano in solitudine, consumano propaganda online e colpiscono senza una struttura organizzata alle spalle”. Per questo, aggiunge, “diventa molto più difficile prevenire ogni singolo gesto”. Piantedosi rivendica però l’efficacia del sistema italiano di prevenzione, sostenendo che il nostro Paese dispone di “uno dei sistemi più avanzati in Europa”.

Sull’eventuale matrice jihadista dell’attacco, il ministro mantiene prudenza: “È ancora troppo presto per avere un quadro definitivo”. Ma sottolinea che, sia nel caso di radicalizzazione sia in quello di “una deriva psichiatrica o di un gesto emulativo”, in entrambi i casi “sarebbe sbagliato minimizzare”. E aggiunge: “Quando qualcuno decide di trasformare un’auto e un coltello in strumenti per colpire civili innocenti, lo Stato ha il dovere di interrogarsi fino in fondo su come sia potuto accadere”.

Piantedosi difende poi l’azione del governo in materia di sicurezza, ricordando i “recenti decreti sicurezza” che hanno rafforzato “gli strumenti di prevenzione, controllo ed espulsione nei confronti di soggetti socialmente pericolosi”. Ma precisa anche che “la sicurezza non si garantisce una volta per tutte” e che occorre “aggiornare continuamente gli strumenti investigativi”.

Nel mirino del ministro finiscono anche le “semplificazioni” di una parte della sinistra. “L’integrazione non si misura con un titolo di studio, un passaporto o con un’etichetta sociologica”, afferma, spiegando che il disagio psichico non può diventare “un elemento per evitare una riflessione più ampia sulle fragilità identitarie, sociali e culturali”.

Infine un passaggio sul coraggio dei cittadini intervenuti per fermare l’aggressore, a partire da Luca Signorelli. Per Piantedosi il loro comportamento rappresenta “un esempio straordinario di coraggio e senso civico”. “L’Italia – conclude – ha bisogno anche di questi esempi: cittadini che non si voltano dall’altra parte”.

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