Durante la presentazione del rapporto sulla Libertà Religiosa nel mondo, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha affermato che la violenza in Nigeria “non è un conflitto religioso [tra musulmani e cristiani], ma piuttosto sociale, come le controversie tra pastori e agricoltori”. Ha poi aggiunto: “Dobbiamo riconoscere che anche molti musulmani in Nigeria sono vittime della stessa intolleranza. Si tratta di gruppi estremisti che non fanno distinzioni nel perseguire i propri obiettivi”.
Queste parole, seppur espresse con prudenza diplomatica, sono un duro colpo per i cristiani nigeriani, che vedono così sminuito e relativizzato il martirio di migliaia di fedeli uccisi proprio per la loro fede.
La Nigeria è divisa quasi equamente tra musulmani (53%) e cristiani (46%), con una netta separazione geografica tra Nord musulmano e Sud cristiano. Tra il 2019 e il 2023 quasi 17 000 cristiani sono stati uccisi in attacchi mirati a causa della loro fede. Nel mirino dei jihadisti di Boko Haram sono finite complessivamente oltre 2.200 scuole cristiane e circa 18mila luoghi di culto, considerando le chiese e le sale di preghiera. Negli ultimi dieci anni sono stati rapiti 145 sacerdoti cattolici. Sono cifre importanti che impongono una riflessione seria, anche in Vaticano.
La ferocia di Boko Haram
Ridurre Boko Haram e la sua diramazione, lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale, ad un conflitto tra pastori e agricoltori significa falsare la realtà. Boko Haram non è un “problema sociale”, anzi. Nasce come movimento jihadista, legato prima ad al-Qaeda e poi all’Isis, con un obiettivo esplicito: imporre la legge della Sharia e cancellare il cristianesimo dalla Nigeria settentrionale.
Non si tratta di dispute per il bestiame o per i pozzi d’acqua. Si tratta di attentati suicidi nelle chiese durante la messa, di villaggi cristiani rasi al suolo, di seminaristi e suore rapiti, di ragazze costrette a convertirsi all’Islam sotto minaccia di morte. Il movimento jihadista ha instaurato un clima di terrore e di violenza senza precedenti nella storia africana.
Nei primi sette mesi del 2025, oltre 7.000 cristiani sono stati uccisi in Nigeria e quasi 8.000 violentemente rapiti, con una media di 30 cristiani assassinati ogni giorno. Sono vittime innocenti che non devono essere dimenticate o ignorate.
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Le reazioni
Tante sono state le reazioni alle parole del cardinale segretario di Stato vaticano. In primis, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò che su X ha attaccato Parolin: “Le parole vergognose del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin sul presunto ‘conflitto sociale’ in Nigeria mistificano la realtà di una persecuzione feroce e genocida contro i Cattolici, martirizzati mentre Roma vaneggia di sinodalità e inclusività. Conosco bene e porto quotidianamente nel cuore la situazione di sofferenza e di persecuzione dei Cattolici nigeriani, essendo vissuto in Nigeria per sei anni, dal 1992 al 1998, come Nunzio Apostolico”.
Anche i vescovi nigeriani hanno denunciato apertamente la persecuzione sistematica contro i cristiani. Mentre negli Stati Uniti, il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz ha presentato una proposta per riconoscere ufficialmente la Nigeria come “Paese di particolare preoccupazione” per le gravi violazioni della libertà religiosa, accusando il governo nigeriano di trascurare e perfino facilitare l’omicidio di massa dei cristiani da parte di gruppi jihadisti.
Non si tratta certo di accusare l’islam nel suo complesso: va riconosciuto che anche milioni di musulmani soffrono a causa dell’estremismo. Ma, negare o minimizzare la chiara motivazione religiosa dietro le azioni di Boko Haram significa negare la realtà dei fatti e questo aspetto può solo peggiorare una situazione dove i cristiani perdono la vita nell’indifferenza totale del mondo.
Cristina de Palma, 24 ottobre 2025
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