Da Pratica di Mare a Kiev: cosa è andato storto con Putin

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Il 28 maggio 2002 a Pratica di Mare, nella base militare Nato, fu firmato uno “storico accordo” (la “Dichiarazione di Roma”) che sanciva la nascita di un Consiglio a Venti comprendente anche la Russia e che, pur ponendosi in primo luogo il compito di annientare il terrorismo internazionale (la ferita dell’11 settembre era ancora viva), era considerata propedeutica da un po’ tuti gli osservatori all’ingresso effettivo di Mosca nell’Alleanza Atlantica. Con enfasi assolutamente non mal riposta molti commentatori parlarono di “fine della guerra fredda”. La photo opportunity di uno (stranamente) sorridente Vladimir Putin che stringe la mano al presidente americano George Bush, con un Silvio Berlusconi padrone di casa che sornione sembra benedire da dietro soddisfatto, fece il giro del mondo e può ben dirsi he sia diventata “storica”.

Russia di nuova nemica, di chi è la colpa?

Se a venti anni di distanza il quadro di riferimento è completamente cambiato, e non la “guerra fredda” ma una “guerra semi-calda” ci vede di nuovo impegnati, contrapposti al gigante euroasiatico, occorre chiedersi cosa sia andato storto. E anche di chi è la “colpa”, se di noi o della Russia, se quest’ultima si pone di nuovo come nemica irriducibile delle democrazie occidentali ed europee e di una Nato che nel frattempo si è allargata ai suoi confini. Per intanto, io inviterei a riflettere su un elemento solo apparentemente secondario: dopo Bush gli Stati Uniti hanno avuto altri tre presidenti, sia democratici che repubblicani (e non parliamo dell’Italia), mentre Putin è sempre lì, per quanto un po’ invecchiato, sicuramente più gonfio e assolutamente mai sorridente. Insomma, se la Nato è l’organizzazione dei Paesi ove formalmente il potere è contendibile, Putin è il capo di un Paese ove questo non è possibile (e sappiamo tutti la fine che hanno fatto coloro che quel potere hanno provato a contenderglielo).

Lo scambio che fra Putin e i suoi connazionali si è instaurato è suppergiù questo: “io vi garantisco stabilità, un benessere relativo ma molto più consistente di quello che avete mai avuto e anche altre libertà al di fuori di quelle politiche; voi rinunciate a tutti i vostri diritti politici e lasciate fare me che so qual è il vostro bene e vi guido”. Ora, questo scambio è andato bene fino a quando l’economia ha tenuto e fino a quando le angherie del potere sono sembrate sopportabili.

Il potere corrompe

Credete che dopo ventun anni di potere questo sia ancora possibile e la degenerazione possa evitarsi, fosse stato pure Putin il più ben intenzionato dei leader? La fenomenologia del potere dice tutt’altro, che possiamo sintetizzare con una nota frase di Lord Acton, il grande liberale ottocentesco: “il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente”. Che Putin abbia voluto cercare all’esterno il puntello al suo potere interno, a partire da un certo punto, è anch’esso ben comune nella fenomenologia storica delle dittature. Che poi egli crede o non creda all’ideologia della “Grande Russia” e dell’Occidente decadente, poco importa: la coloritura ideale è necessaria anche ai fautori della più bieca politica di potenza.

Gli errori dell’Occidente

Ove ha sbagliato l’Occidente è perciò evidente: nel lasciar fare assoluto su tutti i fronti (Libia, Siria, uccisioni al polonio sul suo territorio…) e per troppo tempo. Il non interventismo dell’Occidente non è stato dettato da considerazioni di realpolitik, ma spesso dalla volontà di preservarsi nel suo comodo edonismo e materialismo basato sui consumi. Ci siamo persino legati mani e piedi alle forniture energetiche del dittatore pur di fare affari con lui. È stato il nostro tallone d’Achille, e Putin ne ha approfittato per espandersi e ora anche in sostanza per dichiararci guerra. Più che “obsoleto” come lo ha definito, il nostro liberalismo si è dimostrato esangue, privo di nerbo ed energia morale. E le conseguenze le stiamo ora pagando.

Corrado Ocone, 20 marzo 2022

 

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