Dagli Usa smentiscono Draghi: “Le sanzioni alla Russia non funzionano”

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Mario Draghi dice che le sanzioni occidentali alla Russia funzionano. Ieri, nella dura conferenza stampa di fine mandato, il premier non ha usato mezzi termini: “La propaganda russa ha cercato di dimostrare che non funzionano: non è vero. Alcune non funzionano, altre funzionano poco, altre moltissimo. Le sanzioni funzionano, altrimenti non si spiegherebbero certi comportamenti recenti del presidente Putin”. Bene. Prendiamo per buone le analisi del premier italiano, il quale certo non potrebbe dire altrimenti avendole caldeggiate. Tuttavia queste certezze granitiche non appartengono ad altri analisti, anche di rilievo. L’Economist per dire si è interrogato sull’utilità dello strumento. E ieri anche la Cnn ha messo in fila una serie di “alti funzionati degli Stati Uniti” che si sono detti “delusi” dell’impatto delle sanzioni sull’economia russa.

Bisogna infatti ricordare che la decisione di colpire l’economia russa, dal blocco del North Stream 2 all’esclusione di alcune banche dal sistema Swift, dovevano avere come obiettivo quello di soffocare rapidamente la macchina da guerra russa. In sostanza: indebolire l’economia di Mosca per convincere Putin a bloccare l’invasione. O, meglio ancora, rovinare a tal punto la vita ai russi (tutte le grandi aziende occidentali hanno lasciato il Paese) da provocare una sorta di sommossa popolare contro il conflitto. Al netto di qualche sporadico episodio, e complice certo anche la repressione interna, non s’è visto al momento né il tracollo economico né la rivolta dell’opinione pubblica. Il “regime change” paventato da Biden, che arrivò addirittura a dichiararlo urbi et orbi, è ancora ben lungi dall’avverarsi.

L’economia russa, spiega la Cnn, si è infatti “dimostrata molto più resiliente di quanto molti alti funzionari dell’amministrazione Biden si aspettassero”. Il principale motivo, e noi europei lo sappiamo bene, riguarda il prezzo delle materie prime per l’energia: petrolio e gas hanno permesso a Gazprom di registrare fatturati record e utili da fantascienza. Anche l’effetto sul Pil non è stato quello sperato: a fronte di un -15% ipotizzato dagli analisti occidentali a inizio anno, ad oggi i dati parlano di una contrazione economica russa che ruota attorno al 4%. Il rublo, dopo un crollo iniziale, ha in parte recuperato il suo valore. “Ci aspettavamo che cose come il blocco del sistema Swift e le altre sanzioni alle banche avrebbero completamente rovinato l’economia russa e che sostanzialmente, a partire da settembre, avremmo avuto a che fare con una Russia economicamente molto più indebolita di quella che siamo trattare”, ha spiegato un alto funzionario statunitense alla Cnn. Dunque sì, forse funzionano o inizieranno a funzionare “nel lungo termine”, ma vista la loro “gravità senza precedenti”, non stanno neppure andando benissimo.

Poi per carità, i funzionari Usa sono convinti che nel lungo periodo l’economia russa soffrirà sempre più. Anche a causa dello sforzo bellico che sta sostenendo, al momento, senza portare a termine l’obiettivo. Gli ucraini stanno riconquistando porzioni di territorio. L’industria bellica è in difficoltà causa ridotte tecnologie (mancano semiconduttori, microchip, pezzi di aerei e batterie al litio), e Putin si è già rivolto a Iran e Nord Corea. Inoltre al vertice di Samarcanda, Cina e India non sembrano aver dato a Putin il sostegno sperato: Xi sta acquistando petrolio e gas, ma l’assenza al momento di gasdotti non permette del tutto di sostituire le esportazioni verso l’Ue. Funzionari Usa e Ue che sono convinti della bontà delle sanzioni. Alcuni ritengono che prima o poi il Cremlino non riuscirà a tenere in piedi la baracca grazie agli incassi del metano, magari quando arriverà – se arriverà – il tetto al prezzo del gas e del petrolio. Altri sottolineano che oggi gli idrocarburi costituiscono la quasi totalità dell’economia russa, ma che l’Eldorado non durerà a lungo mentre gli altri settori stanno crollando. Però è anche vero che le intelligence e i governi occidentali hanno sottostimato gli incassi che lo Zar avrebbe ottenuto vendendo (meno) gas all’Ue, ma a caro prezzo.

Lo stesso dicasi per il petrolio: puoi sanzionarlo quanto vuoi, ma se due Stati energivori come India e Cina continuano ad acquistarlo, e pure l’Arabia Saudita ne prende a sconto, sarà difficile avere un impatto sostanziale. “Gli Stati Uniti l’hanno sottovalutato e siamo stati lenti nell’iniziare effettivamente a pensare all’implementazione di sanzioni contro gli interessi energetici della Russia”, ha affermato l’esperto Jason Blazakis. “Le sanzioni hanno certamente ridotto l’economia russa, ma non nella misura in cui la gente aveva sperato. E certamente non al punto in cui i russi sono stati portati al tavolo delle trattative”. Può darsi, come ipotizza qualcuno, che Mosca stia “truccando i dati” economici. E forse il duro colpo per Mosca potrebbe arrivare nella prima metà del 2023, quando il Cremlino non potrà mantenere il livello di spesa pubblica attuale. Ma è tutto da vedere.

Al contrario, adesso è l’Europa a trovarsi in difficoltà. Putin ha aperto e chiuso i rubinetti del North Stream 1 facendo alzare a dismisura il prezzo dell’energia al megawattora. L’Ue sta cercando di correre ai ripari, tra price cap e disaccoppiamento del costo dell’elettricità da quello del gas. Ma potenziale recessione appare ormai alle porte a causa della crisi energetica che trascina l’inflazione (e forse bloccherà le fabbriche).

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