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La guerra del gas

“Il gas va razionato?”. La risposta di Cingolani sull’emergenza energia

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L’Italia si trova di fronte a un bivio. Un po’ come tutta l’Europa. Ieri il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia è stato molto chiaro: “L’Ue deve farsi trovare pronta” perché la Russia potrebbe tagliare ancora le forniture di gas. Il rischio, che oggi anche il commissario Tiemmermans è tornato a sottolineare, è che gli Stati membri non riescano a riempire le scorte di gas in vista del prossimo inverno. L’Italia al momento ha uno stoccaggio intorno al 55%, più degli anni passati ma ancora lontano dall’obiettivo del 90% entro ottobre. Gazprom ha ridotto le forniture ad Eni della metà rispetto alle quantità richieste. E benché Descalzi assicuri che al momento il taglio di è “stabilizzato”, qualche apprensione resta.

Tant’è che a margine di un tavolo convocato oggi al Mise, diverse persone hanno chiesto a Roberto Cingolani se il governo sta escludendo il razionamento di gas ed energia in Italia. Ieri, come vi abbiamo raccontato, era trapelata l’ipotesi di un piano che preveda lo spegnimento per due ore della luce in tutto il Paese. Ma “al momento” il ministro della Transizione Ecologica assicura che “è da escludere” un razionamento. “Noi non abbiamo bisogno, stiamo molto meglio degli altri, non c’è conforto”. E sulle scorte, c’è positività: “Se non ci sono ulteriori variabili o incidenti di percorso, di natura esterna, non nazionali, dovremmo arrivare all’85-90% programmato entro fine anno. Ieri abbiamo discusso questo e la road map c’è”.

Bene? Sì, certo. Ma se guardiamo al resto d’Europa c’è poco da stare tranquilli. La Germania ha alzato da 1 a 2 il livello di allerta per l’approvvigionamento di gas. Un ulteriore aumento significherebbe razionamento. “Il gas è ora una merce rara in Germania“, ha detto il ministro dell’Economia Robert Habeck. Berlino è una delle capitali più colpite dalle mosse di Putin, vista la sia storica dipendenza dal metano di Mosca. Ma ci sono almeno 12 Paesi coinvolti nel “taglio unilaterale alle forniture di gas”.

E poi resta un problema non indifferente: la variabile guerra. Il conflitto in Ucraina sembra di là da concludersi e questo aggiunge ulteriore “instabilità”. “Quello che fa la Russia al momento è imprevedibile – ammette Cingolani – Per ora riusciamo a tenere sotto controllo la situazione, ma capite che c’è un’imprevedibilità di fondo: oggi dico lo escludo, domani chissà che succede”.

Per il ministro “siamo abbastanza avviati verso la sicurezza energetica nazionale”. Il governo ha stilato accordi per maggiori forniture con diversi Paesi africani. Però il gas non arriverà subito. Il prossimo inverno occorre arrangiarsi con le scorte, soprattutto se Putin decidesse di chiudere del tutto i rubinetti. La strada, dice Descalzi, è quella del Gnl: comprare il metano liquido e poi rigassificarlo. Sorvolando sui possibili costi in più, l’Italia ha già tre impianti attivi e altri due sono in fase di realizzazione. Le due navi rigassificatrici dovrebbero apportare 5 miliardi a testa l’anno di metri cubi di gas. Quasi un terzo dei 29 miliardi di metano che importavamo da Mosca prima del conflitto. Il problema è che l’impianto più veloce, fatte salve le proteste del fronte del No di Piombino, non arriverà a regime prima della primavera 2022. Potrebbe anche essere troppo tardi.