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Date un premio a quest’uomo: “Io tartassato: pagatemi in cassette di frutta”

Il dottor Pozzani è in pensione ma serve al Ssn. Ma tra tasse e contributi, il suo compenso finisce in negativo: "Siamo vessati dallo Stato"

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Il sistema sanitario sta attraversando una fase difficile per la mancanza di medici disponibili. Alcuni scelgono di passare dal pubblico al privato, mentre altri lavorano tramite cooperative o con partita IVA. Ogni medico che resta o torna in servizio è quindi importante, anche quelli già in pensione come Maurizio Pozzani. Lui ha lavorato per quasi mezzo secolo all’Irccs di Negrar Sacro Cuore Don Calabria, ricoprendo il ruolo di primario di chirurgia d’urgenza e pronto soccorso fino al 2017. Dopo la pensione, è rimasto come consulente, continuando a offrire il suo contributo negli ambulatori di Valpolicella fino al 30 giugno 2024.

Nel 2024 Maurizio Pozzani, 79 anni, è stato assunto come consulente per la terapia antalgica in un poliambulatorio di Lugagnano, in provincia di Verona. Il suo incarico valeva 18 mila euro l’anno. Al momento della denuncia dei redditi, Pozzani ha raccontato di aver scoperto una situazione inaspettata: il suo compenso è diventato negativo a causa delle tasse e delle altre spese. Il medico ha raccontato: “Dal mio imponibile viene detratto il 43% di Irpef, a cui vanno aggiunti il 22% di Iva e il 12% di Enpam: totale 77% di fiscalità”.

Un sistema fiscale che lascia senza guadagni

Pozzani ha spiegato in dettaglio il motivo dell’insoddisfazione. Oltre alle tasse, ha dovuto sostenere il costo dell’assicurazione civile, quello del commercialista e anche le spese di trasporto. Alla fine, è andato in passivo di 600 euro per l’anno. Per questo, ha iniziato a pensare a una soluzione alternativa con l’amministratore del poliambulatorio. Una delle idee è ricevere una retribuzione diversa dal denaro, magari cassette di frutta e verdura, un cappotto per l’inverno o un paio di scarpe per il jogging. L’idea di farsi pagare in beni primari può sembrare una battuta, ma Maurizio Pozzani spiega che sta prendendo davvero in considerazione questa soluzione perché la situazione richiede un cambiamento: “Non possiamo andare a lavorare rimettendoci dei soldi, è un’assurdità”.

Al Corsera aveva inviato una lettera per spiegare la sua paradossale situazione: “In questi giorni ho visto la mia denuncia dei redditi – aveva raccontato – Si parla di riforma del fisco e di cuneo fiscale che consentono il beneficio di qualche decina di euro all’anno. Dal mio compenso viene detratto: il 43% di Irpef (e fin qui accettiamo la mazzata, ho una buona pensione con l’Inps, dopo aver versato per una vita contributi esorbitanti per me e per la generazione che mi ha preceduto), a cui però vanno aggiunti il 22% di Iva e, a questo, il 12% di Enpam. E siamo al 77% di sottrazione. Se poi pensiamo che per esercitare abbiamo bisogno di una assicurazione civile, delle spese per il commercialista e della benzina (lasciamo perdere ammortamenti e altri ammennicoli), risulta che ci rimetto 600 euro all’anno. È vero che potrei passare il mio tempo scrivendo libri, come già faccio e dove sono stato anche premiato con quello dedicato al compianto Luciano Beretta, ma amo il mio lavoro e mi sento gratificato dal rapporto con i pazienti. L’amministratore dell’ambulatorio e io abbiamo pensato di farmi avere un compenso simbolico e di omaggiarmi mensilmente con alcune cassette di frutta e verdura, sperando che non vengano ripristinate le decime”.

Una denuncia sulle condizioni dei medici pensionati

Nella sua ultima dichiarazione, Pozzani ha sottolineato:”Siamo alla frutta – siamo vessati dallo Stato. E nonostante la situazione oggettiva, nessun politico, di destra o di sinistra, si sogna di fare qualcosa. Basti pensare alla rivalutazione delle pensioni. Noi paghiamo anche per tutti i professionisti che percepiscono le pensioni al minimo e, pur avendo contribuito al maggior introito fiscale, veniamo puniti con l’inflazione che non ci viene riconosciuta”. Pozzani continua a recarsi al lavoro, ma segnala i rischi legati al sistema attuale e fa sentire la propria voce sui problemi delle condizioni fiscali per i medici pensionati che scelgono di restare in corsia.

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