Cronaca

David Rossi, la svolta del Ris: “Qualcuno era nel vicolo mentre lui moriva”

La ricostruzione degli investigatori sulla morte dell'ex manager di Monte dei Paschi. Il presidente della Commissione: "Ipotesi 'ndrangheta lombarda"

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Qualcuno era lì. Nel vicolo Monte Pio, a Siena, mentre David Rossi agonizzava dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio al Monte dei Paschi. Non è più soltanto una suggestione alimentata dalle immagini sgranate di una telecamera. Secondo la nuova ricostruzione dei Ris, illustrata oggi alla Commissione parlamentare d’inchiesta, le ombre registrate quella sera sarebbero compatibili con la presenza di una o più persone all’ingresso del vicolo. E il dettaglio più inquietante è che Rossi, in quei minuti, era ancora vivo.

Il 6 marzo 2013 l’ex responsabile della comunicazione di Mps precipita poco prima delle 20. Dall’analisi dei filmati, i carabinieri hanno individuato 12 sequenze, tra le 20.04 e le 20.14, nelle quali il passaggio dei fari delle automobili proietta sulla parete di marmo alcune ombre riconducibili, secondo gli esperti, a possibili figure umane. Non si tratterebbe di semplici disturbi digitali o difetti della registrazione. Per verificarlo, il Ris ha effettuato una simulazione sul posto, il 22 giugno scorso, utilizzando anche rilievi tridimensionali.

Fin qui la ricostruzione tecnica. Ma c’è dell’altro. Molto altro. Come spiegato dal consulente della Commissione, il tenente colonnello Adolfo Gregori, Rossi avrebbe continuato a muovere la testa e gli arti fino alle 20.17, mentre i movimenti del torace compatibili con la respirazione sarebbero visibili fino alle 20.20. Dunque, se quelle ombre appartenevano effettivamente a persone, qualcuno si trovava nelle vicinanze mentre l’ex manager era ancora in vita. E potrebbe aver avuto la possibilità di accorgersi di quanto stava accadendo.

È proprio questo il punto. Perché per anni si è discusso della misteriosa figura comparsa nelle immagini della videosorveglianza. Un passante? Un curioso? Qualcuno capitato lì per caso? Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, oggi si spinge molto oltre. Secondo la sua interpretazione, quella persona non sarebbe stata affatto un passante, ma avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda, impedendo che Rossi ricevesse soccorso. Una conclusione pesantissima, che resta però una valutazione della Commissione e non un accertamento giudiziario definitivo.

C’è poi un altro particolare. Gregori ha spiegato di aver verificato che per raggiungere il vicolo dall’ufficio di Rossi occorrono quattro minuti. Un dato che potrebbe assumere un significato particolare se venisse dimostrato un collegamento tra le persone presenti nella strada e gli eventuali aggressori dell’ex dirigente.

Del resto, le ultime simulazioni sulla caduta avevano già indirizzato la Commissione verso una ricostruzione radicalmente diversa da quella del suicidio, ipotesi sulla quale il caso era stato archiviato in passato. Secondo le valutazioni tecniche emerse nelle scorse settimane, Rossi potrebbe essere stato aggredito da almeno due persone, portato fuori dalla finestra e trattenuto prima di precipitare. Una dinamica ancora da accertare nelle sedi giudiziarie, ma che trova nei nuovi elementi del Ris un ulteriore tassello investigativo.

E non è finita. Vinci ha avanzato anche un’ipotesi sul possibile coinvolgimento della ‘ndrangheta della bassa Lombardia, sostenendo che l’azione potrebbe essere stata organizzata da quattro o cinque persone. Si tratta, sia chiaro, di una pista indicata dal presidente della Commissione: non sono stati identificati pubblicamente gli eventuali responsabili, né risulta dimostrata l’attribuzione del fatto a un’organizzazione criminale.

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