Politica

Dazi, perché non basta l’amicizia con Trump

Trump Meloni Dazi Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non so se l’amicizia esista davvero tra esseri umani, ma tra Stati certamente no. La nuova minaccia di Donald Trump di applicare all’Unione Europea dazi fino al 50% conferma brutalmente che nella giungla della geopolitica non esistono amici, ma solo interessi e si sopravvive solo se si è temuti.

Lo espresse bene Stalin, che liquidò una critica di Pio XII con la nota domanda: “quante divisioni ha il Papa?”.

Lo stesso vale oggi. L’Italia, come la rana della favola, può gonfiarsi nei consessi internazionali, fare dichiarazioni solenni o postare selfie con i “grandi”, ma rimane una rana.

Pensare di opporsi ai dazi americani con la diplomazia delle strette di mano è ingenuo. Non abbiamo né il peso né la forza per essere ascoltati da soli. Nello smarcarci dall’Europa e nel cercare una corsia preferenziale con Washington che non ci sarà mai, facciamo poi esattamente il gioco degli Stati Uniti che già i romani riassumevano nel motto “divide et impera“. Un’Europa frammentata è un’Europa più debole, quindi più manipolabile.

O ci muoviamo dentro una reale forza comune europea – soprattutto militare – o continueremo a essere trattati come partner decorativi. Il rispetto, nella giungla delle relazioni internazionali, è sempre una conseguenza della forza. Tutto il resto è messa in scena.

Giorgio Carta, 27 maggio 2025

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