Cronaca

Definisci Iacchetti

Dice “non ammazzo nemmeno le mosche”, ma voleva stendere un israeliano. Poi si spaventa per i commenti sui social. Satira? No, autobiografia

Enzo Iacchetti a Carta Bianca
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Definisci Iacchetti. Il conduttore di Striscia. L’attivista per la Striscia. Il giocatore d’azzardo quasi rovinato ma poi miracolato. Il tombeur des femmes. Il militante furibondo per Gaza. L’autore di un testo teatrale autobiografico fondamentale, “Il grande Iac”, roba di una rotondità, di una profondità, di una originalità anche semantica, di una raffinatezza poetica laforgueiana che Carmelo Bene ancora si rivolta nella tomba per non aver fatto in tempo a ridefinirla da par suo. Il tollerante sfegatato da “il contradditorio non esiste”. L’animato cartone, nel senso di quello che voleva stampare in faccia all’ebreo errante, l’incauto Eyal Mizhrai, “stronzo, vengo lì sotto e ti piglio a pugni” (ovazione della sinistra nonviolenta che rade al suolo la stazione Centrale per i bambini di Gaza di cui le importa molto). Definisci Iac: non puoi, è un ossimoro, uno che nuota nel mar delle contraddizioni, il che ne fa un eroe dei nostri tempi. Un altro.

Sentirtelo ad esempio lamentarsi per la violenza ricevuta dopo aver detto appena che voleva massacrare l’ebreo: “Non sono un violento, non uccido nemmeno le mosche. Non avrei torto nemmeno un capello a quel signore”. Ah no? Pensa se invece faceva sul serio. “Quando parlo, non penso mai ai social perché io i social non li ho mai vissuti. Se devo usare il cellulare lo uso per una telefonata o al massimo per una foto. Non potevo immaginare che a Milano, Roma o Bologna ci fosse la mia fotografia nelle manifestazioni per Gaza”.

Ma dai. Che non cercavi altro. La frase del grande Iac ha una coda di troppo, poteva fermarsi a “quando parlo, non penso mai”. Il nostro grande Iac dice che ha patito rappresaglie sul lavoro, insomma è un martire della libertà (un altro), del frii spicc for frii palestai, lo stesso che i suoi compari di sensibilità azzerano, anche postumo, al polemico Kirk: “era uno stronzo, se l’è cercata, diceva cose immonde, uno di meno, comunque si è fatto fuori da solo, gomblotto, comunque è stato fatto secco da uno come lui” (come no, un bimbominkia pedofilo che amava un trans antifà il quale lo ha indottrinato al punto da fargli scrivere “bella ciao” sui proiettili). Martirizzato e ostracizzato il nostro Iac, però “ho contratti in teatro fino al 2028”.

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Definisci Iacchetti. Che non ammazza le mosche ma voleva cazzottare l’israeliano, il quale, se dobbiamo essere proprio onesti fino in fondo, quella frase del cazzo sui bambini da definire se la poteva risparmiare. I bambini sono quelli che cadono a mazzi non solo a Gaza ma anche a Gaza, e, ci spiace, a noi straziano considerato tutto, il 7 ottobre, Hamas, al Jazeera, però straziano e non si ammazzano da soli. Senza per questo voler asfaltare chi ha detto la porcata che ha detto. Ecco, a volerlo definire, Iac pare un po’ il messicano di Trinità: “Voi gringos siete tutti dei bastardi, un gringo vide la mia sposa e la voleva, io lo guardo e lui muore. Non so, si sarà sentito male, io gli ho dato solo qualche coltellata”. Oh, per l’amor del cielo si scherzava, eh, si fa satira, giusto per definire il genius iacchettianus. Sennò capace che questo ci viene a prendere a casa con occhi di bragia.

Solo che adesso il tonante Iac non fa più il roboante, adesso se la fa discretamente sotto, “Uno mi ha scritto anche l’orario in cui mi viene a uccidere… C’è la polizia postale, su queste cose non si scherza”. Ah no? Che brutta cosa, la violenza verbale. Quando tocca a te. Ciccino, come dice quel prete influencer che spaccia integratori. Eh, quando servono, gli sbirri, anche postali, li si chiama però. Hai capito lo Iac paladino degli antagonisti devastatori per Gaza libera, da Israele ma non dai compagni di Hamas. “Mi vogliono tutti, tv e giornali, a fare l’opinionista (pensa te come siamo messi), ma siccome sono scomodo temono che mi metta a tirare frecciate durante uno spettacolo in teatro ”. Sempre meglio che molotov. O cazzottoni ai genocidi. Non tutti, solo alcuni.

E alla fine, il grande Iac si definisce da se’: un occupatore di teatri antagonista diversamente non violento alternativamente tollerante che “avrà dato solo qualche manganellata”, prossimo candidato con gli impresari solidali Bonelli&Fratoianni e da ultimo salvato dai sovranisti fascisti liberisti popolari forzisti servi del sistema sionista. Un altro.

Max Del Papa, 24 settembre 2025

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