
È durato quasi tre ore l’interrogatorio di garanzia in Corte di Appello a Roma per Carla Zambelli, la deputata brasiliana di origini italiane arrestata a Roma due giorni fa. Ricercata dall’Interpol per una condanna a dieci anni di carcere in Brasile per il presunto hackeraggio del sistema informatico del Consiglio nazionale di giustizia, la fedelissima dell’ex presidente Bolsonaro s’è dichiarata “innocente” e ha affermato di essere “una vittima di persecuzione politica” messa in atto da parte del governo di Lula. Oggi non si è discusso invece sulla revoca delle misure cautelari, che verrà affrontata nell’udienza fissata il prossimo 13 agosto. A difenderla in aula gli avvocati Pieremilio e Angelo Alessandro Sammarco, che hanno presentato istanza di scarcerazione, sottolineando le condizioni di salute della quarantacinquenne. “Prende nove compresse al giorno e in carcere non le hanno permesso di portarle”, ha denunciato il padre della parlamentare, Joao Elio Salgado, 77 anni, fuori dal tribunale.
La Zambelli era stata inserita nella lista rossa dell’Interpol in seguito alla condanna definitiva emessa dal Tribunale Supremo Federale brasiliano e firmata dal ministro Alexandre de Moraes. Secondo l’accusa, la deputata avrebbe avuto un ruolo centrale in un attacco informatico per manipolare dati, depistare e ostacolare importanti inchieste. Le autorità di Brasilia parlano di una strategia di sabotaggio istituzionale orchestrata da ambienti vicini a Bolsonaro, ma la linea difensiva della deputata è cristallina: “Non fuggivo dalla giustizia, volevo solo dimostrare la mia innocenza in un paese dove esistono ancora tutele”.
Un caso spinoso, sul quale è lecito porsi delle domande. In Brasile il dibattito sulla giustizia è rovente, in particolare sul giudice de Moraes. Le sue sentenze e il suo protagonismo hanno spesso acceso il dibattito presso l’opinione pubblica e attenzione alle ultime novità sul suo conto. Mercoledì il membro della Corte Suprema del Brasile è stato oggetto di una sanzione da parte degli Stati Uniti d’America ai sensi del Global Magnitsky Act, una legge che permette al governo americano di imporre sanzioni economiche contro cittadini stranieri accusati. Nel dettaglio, è stato previsto il congelamento dei beni che de Moraes (reo di aver “assunto il ruolo di giudice e giuria in una caccia alle streghe illegale contro cittadini e imprese americane e brasiliane”) possiede negli Stati Uniti e il divieto per i cittadini statunitensi di fare affari con lui.
“Ci sono molti episodi di oppositori dell’attuale governo che sono stati condannati con processi che vengono definiti ‘processi sommari‘, in cui non si sarebbero riscontrate prove oggettive. E sono stati condannati a pene detentive altissime. Ci sono stati anche casi di oppositori che sono stati costretti a scappare dal Brasile e a rifugiarsi negli Usa, soprattutto giornalisti e blogger”, spiega l’avvocato Pieremilio Sammarco a Nicolaporro.it.
Ponendo l’accento sulla sanzione comminata dagli Usa, il difensore della Zambelli si è soffermato sul giudice de Moraes, colui che ha emesso la sentenza nei confronti dell’ex deputata e che ha vari ruoli in questa vicenda: “De Moraes è: la vittima del reato di attacco hacker; il giudice che ha emesso la sentenza; il giudice che ha deciso l’irricevibilità dell’impugnazione della sentenza del Tribunale superiore federale brasiliano; il giudice che ha chiesto l’esecuzione della pena. Questa commistione di ruoli non sarebbe ammissibile in qualunque ordinamento giuridico moderno e democratico“. Senza dimenticare che de Moraes è stato anche criticato con l’accusa di censurare la libertà di espressione a carico degli oppositori del governo Lula, basti pensare al blocco della piattaforma di X durato qualche giorno.
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Passiamo al dossier estradizione. Il governo di Lula aumenta il pressing annunciando misure per accelerare l’iter. Secondo l’agenzia Nova, per il governo italiano non ci sarebbero motivi tali da impedire il suo trasferimento in Brasile. Solo voci, evidenzia l’avvocato Sammarco: “Io non so nulla, non c’è niente di ufficiale. Non posso commentare le agenzie, se non augurandomi che non sia così”. L’unica certezza è la dichiarazione del vicepremier Matteo Salvini: “Salvini ha dichiarato interesse per questa vicenda giudiziaria e ha annunciato agli organi di stampa che è pronto a incontrarla in carcere. Questo è un fatto positivo, perché vuol dire che c’è un interesse verso questa vicenda che ha natura squisitamente politica. Mi auguro che vengano alla luce le storture e la violazione delle garanzie costituzionali dei diritti di difesa che sono stati commessi in Brasile e che quindi non venga concessa l’estradizione”.
Infine, un messaggio a un altro protagonista di questa vicenda. Parliamo di Angelo Bonelli, il leader di Avs che ha fornito personalmente l’indirizzo della Zambelli alle forze dell’ordine. Lo stesso Bonelli che non molti mesi fa si è fatto in quattro per evitare ad Ilaria Salis un regolare processo in Ungheria, oggi fa di tutto per rispedire una deputata brasiliana nel suo Paese nonostante lei stessa, al pari della Salis, si dichiari innocente e denunci le violazioni costituzionali da parte dei giudici e del governo locale. “Vorrei fare una domanda a Bonelli”, spiega Sammarco: “Perché non ci dice da chi ha avuto questa informazione? Sarebbe utile saperlo anche ai fini dell’indagine. Ognuno fa il suo mestiere, ma gli farei questa domanda provocatoria. Anche se non mi aspetto risposte…”.
Massimo Balsamo, 1 agosto 2025
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