La tragica morte di Charlie Kirk ha fatto risuonare nei media le sue posizioni politiche espresse durante gli innumerevoli incontri con il pubblico che il giovane attivista svolgeva in giro per gli Stati Uniti. I video, divenuti ormai una sorta di cupo testamento, hanno messo in luce le opinioni di Kirk su molti temi del dibattito sociale contemporaneo negli USA: aborto, gender, razzismo, immigrazione, identità sessuale, politiche sociali americane. Dopo la sua morte Kirk è stato elevato al rango di “profeta” della destra americana, venendo considerato, per via delle posizioni espresse, l’incarnazione del moderno conservatorismo made in USA e le sue parole il manifesto della nuova destra americana di stampo trumpiano.
Si tende, nell’ormai impoverita pubblica discussione, ad identificare la destra americana con il movimento “MAGA”, ossia con Trump. In realtà questo acronimo non è che un contenitore all’interno del quale si agitano le molte anime del conservatorismo statunitense, il quale, ormai privato di rappresentati alternativi al tycoon, si aggrappa alla sua immagine per conquistare consensi. Lo stesso Kirk, per le posizioni espresse, può essere accostato al paleoconservatorismo, corrente del conservatorismo repubblicano a cui appartiene anche Donald Trump, che si caratterizza per posizioni critiche verso l’immigrazione incontrollata, aborto, intervento nelle faccende estere, mentre sostiene patriottismo, regionalismo, supremazia degli interessi interni americani rispetto al resto del mondo. Unite a questo un’abbondante spruzzata di fanatismo cristiano di stampo evangelico (gli “evangelici” americani sono il grande zoccolo duro dell’elettorato trumpiano) e avrete il giovane Kirk. Dunque, un paleoconservatore di stampo cristiano.
All’interno del MAGA rientra però anche la cosiddetta “Alt-Right”, ossia tutti quei movimenti di destra alternativa nati nei forum online, fortemente postmoderna, priva di una vera matrice storico-filosofica, ma influentissima specie nell’elettorato medio di stampo complottista. Curtis Yarvin e Nick Land sono i due grandi profeti della nuova destra, critica verso il concetto stesso di democrazia diretta, ormai considerata un attrezzo arrugginito e poco funzionale al governo di un grande paese nel tempo presente. Per loro una nazione dovrebbe essere gestita come un’azienda, e il suo presidente essere una sorta di CEO libero di decidere senza corpi intermedi. Tale visione della società è molto più evidente in questo secondo mandato della presidenza Trump, e più volte il tycoon si è mostrato vicino all’idea di smantellare quelle componenti della democrazia liberale che ostacolino le sue decisioni, a partire dai funzionari ostili e dai rami dell’amministrazione pubblica secondo lui politicizzati e nemici.
Tutte queste nuove espressioni politiche sono decisamente diverse dai vecchi neoconservatori (o NEOCON), altra corrente repubblicana oggi caduta nell’oblio; ex trotzkisti aventi come riferimento le idee di Leo Strauss per i quali il potere americano doveva estendersi all’intero globo e ogni ingerenza nelle faccende di altri paesi appare giustificato da questo scopo (la cosiddetta esportazione di democrazia). Aggiungiamo poi i vecchi libertari à la Rothbard fautori del libero mercato assoluto e i conservatori di stampo populista, suprematisti bianchi, neoliberisti e vecchi liberal-conservatori. Molto presenti e influenti anche i nazionalisti di stampo cristiano, incarnati nella figura di Steve Bannon, spirito multiforme della nuova ideologia repubblicana. Tutto questo rientra, chi più chi meno, sotto l’ombrello del MAGA, che altro non è se non un contenitore di questo complesso e variegato mosaico che è oggi la destra americana.
Anime in lotta tra loro ma che hanno in Trump l’unico riferimento possibile, e che lui trattiene in sé con un’abilità machiavellica davvero ammirevole, soprattutto considerando la storia personale del presidente e i suoi trascorsi. Tralasciamo di considerare la cosiddetta “tecno-destra”, il quale non è altro che una fascinazione momentanea dei miliardari della Silicon Valley verso chi ora detiene il potere. La tecnica non ha colore politico, semplicemente si adatta alle situazioni che ne consentono lo sviluppo. I discorsi misticheggianti di Peter Thiel hanno poco a che vedere con lo spirito repubblicano. La destra USA è un soggetto complesso che merita più approfondimento e non va confusa o identificata con i discorsi, spesso discutibili, di un singolo influencer dal tragico destino.
Francesco Teodori, 30 settembre 2025
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