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“Di Maio risponde al terzo squillo…”. L’ipotesi di complotto contro Conte

conte di maio

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Botta e risposta tra i due pentastellati Conte e Di Maio: una querelle senza fine che giorno dopo giorno tende sempre più a sfiorare i limiti del ridicolo, tanto più in un momento come quello che l’Italia sta affrontando. La scissione di quello che era considerato il Movimento della gente è sempre più vicina, a quanto pare, con le tifoserie che non hanno tregua portando la discussione, che dovrebbe essere istituzionale, a una mera chiacchiera da bar.

Faida grillina

Da una parte la tribuna Di Maio, dall’altra quella Conte: il primo accusato di aver tradito i valori e le fondamenta del Movimento, in un appoggio incondizionato al governo Draghi, senza se e senza ma, calpestando il volere dei pentastellati. Il secondo, che sembra voler apparire a tutti i costi il difensore dei capisaldi che hanno tenuto in vita quel movimento che oggi risulta agonizzante, cercherebbe di fare di tutto per non affogare nel fallimento annunciato. Ed è in questo contesto che i protagonisti ce la mettono tutta per trasformare una realtà politica in fiction: con Di Maio che lancia il sasso e ritira la mano sulla possibilità di creare un nuovo partito e – ciliegina sulla torta –  un Grillo che spara sui social un sermone in difesa dell’ex premier buttando nel calderone e contestando – tanto per gettare carne al fuoco – la durata dei mandati.

Poltronificio a 5Stelle

Sulle questioni politiche Di Maio resta della sua idea: “Noi faremo di tutto affinché Draghi vada al tavolo con una coalizione compatta” anche se la tagliente risposta di un “contiano” non tarda a mancare: “Di Maio, che ha già deluso Draghi al quale aveva promesso di aiutarlo al Quirinale, ora vuol far vedere di cosa è capace, di sminare il terreno nel dibattito sull’Ucraina. Il suo obiettivo è fare politica a vita. Si è fatto sedurre dal potere e ora non è capace di rinunciare”. Questa la visione del ministro da parte della faida Conte: il galoppino di Draghi che cerca, con tutte le sue forze, di fare bella impressione per non doversi staccare dalla poltrona. E la tesi sembra confermata da un deputato che cerca di rimanere imparziale e che, a taccuini chiusi, commenta: “Sarebbe dovuto uscire prima, subito dopo il voto del Quirinale. Se lo fa, i numeri per fare un gruppo alla Camera e uno al Senato ce li ha. Si fa un partito a sostegno di Draghi, almeno si prova: come stanno le cose oggi il M5s rielegge forse un sesto dei parlamentari che aveva, nelle regioni in cui è andato bene nel 2018”. Calcolatrice e conti alla mano per i 5 Stelle.

“Conte peggio di Di Maio”

Anche per Conte le cose non si mettono bene, è infatti l’europarlamentare Dino Giarrusso che, dopo aver lasciato il movimento a causa “di un brutto spettacolo, una lotta per il potere interno, frutto marcio dei veleni contro cui combatto da anni”, lancia la bomba sull’avvocato d’Italia. “Conte paradossalmente è riuscito a fare di peggio di Di Maio: ha esautorato completamente la base di ogni decisione, ha distribuito poltroncine ai fedelissimi, calando dall’alto tutti i ruoli previsti da uno statuto che si è scritto da solo, su misura per un partito personale e autocratico, senza alcuna parvenza di democrazia diretta. Conte nomina personalmente pure l’addetto ai caffè”.

E conclude: “Sia Conte che Di Maio vogliono restare al governo e ci resteranno. Lo scontro di potere è legato ai nomi dei referenti regionali e al terzo mandato, non ad altro”. Una lotta intestina tra i due volti del M5s, coloro che anni fa hanno illuso l’Italia di essere i rivoluzionari per eccellenza, lontani dalle dinamiche del potere, lontani dagli schemi dei palazzi e sempre e comunque amici di un’Italia che ai tempi rimase affascinata dall’apparente, e inconsistente – a quanto pare – novità.

La farsa del terzo mandato

Ma la telenovela continua e sfocia nel gossip personale: se Conte si è sentito tradito dopo che il ministro degli Esteri ha paragonato il Movimento con la crisi del Papeete di Salvini, c’è chi – nel buio dell’anonimato – paventa addirittura un vero complotto contro l’ex premier: “Luigi risponde al terzo squillo, Conte mai. Sono in molti ad avercela con lui”.

Ed in mezzo a tutto questo caso di lingue lunghe e dispetti da prima elementare il vero oggetto del desiderio è “il terzo mandato”. E mentre tutti si affannano per salvare il salvabile, o quantomeno la faccia, a nessuno viene in mente che per una forza politica che oggi è al 2,2% parlare di terzo mandato è quantomeno un azzardo che sfiora, di nuovo, il ridicolo?

Bianca Leonardi, 18 giugno 2022