“Dietro esiste una realtà molto peggiore…”. Le frasi di Rinaldi su Garlasco

Dalle indagini concentrate su un solo sospetto al ruolo dei media nell’orientare il giudizio pubblico

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rinaldi stasi garlasco

La popolare youtuber Francesca Buganelli, in arte Bugalalla, ha ospitato sul suo canale Beppe Rinaldi, giornalista televisivo che si occupa di casi giudiziari da una vita, e ne è uscito un dialogo di estremo interesse. Si è parlato del caso di Garlasco e non solo.

Rinaldi ha espresso molte critiche ad un diffuso atteggiamento di tanti inquirenti i quali, anziché farsi condurre dalle prove che via via raccolgono, si concentrano su un’unica pista – ciò che i criminologi definiscono visione ristretta – e vanno a cercare solo gli elementi che possano confermarla, scartando tutto il resto. Tutto questo, in definitiva, è quello che sarebbe accaduto nella prima indagine, in cui ci si è unicamente concentrati su Alberto Stasi, riuscendo poi a farlo condannare dopo ben 5 gradi di giudizio.

Il conduttore di Ignoto X, in onda su La7, ha anche sfiorato la questione della responsabilità civile dei magistrati. E lo ha fatto senza entrare nel merito del referendum del 22 marzo, ma sostenendo che, malgrado ci sia una legge specifica, anche i magistrati che commettono gravi errori raramente subiscono reali conseguenze. In tal senso, facendo l’esempio del caso Tortora, Rinaldi ha detto di considerare la magistratura qualcosa di simile ad una casta.

Tornando a Garlasco, facendo leva anche sulle clamorose indiscrezioni uscite dalla nuova e molto accurata indagine promossa dalla Procura di Pavia, il nostro si è unito al crescente numero di osservatori, i quali proprio non riescono a comprendere l’atteggiamento di aperta ostilità nei riguardi della stessa indagine da parte dei rappresentanti della famiglia Poggi. Identico discorso Rinaldi lo ha fatto in merito ai tanti opinionisti e esperti che, malgrado ciò che stia emergendo da mesi, hanno assunto un atteggiamento estremamente aggressivo nei riguardi di chiunque osi mettere in discussione la sentenza che ha mandato in carcere il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”.

Ebbene, cercando di trovare un filo conduttore un questo guazzabuglio mediatico-giudiziario, il giornalista romano ha così sintetizzato la sua opinione: “Io in tempi non sospetti, quando ancora non erano venute fuori le indiscrezioni della perizia Cattaneo, in tempi veramente lontani rispetto ad oggi, ho sempre sostenuto questa tesi: dietro la morte di Chiara Poggi esiste una realtà ben più complessa e molto peggiore di quella che vedeva, praticamente, un omicidio determinato da ragioni passionali.”

Probabilmente, ed in questo sono d’accordo con lui, è oggi difficile per i molti colpevolisti della prima ora, che hanno imperversato per anni nei vari salotti televisivi ammettere, anche di fronte alle evidenze che stanno emergendo, di aver raccontato una favola tragica, in cui probabilmente ci è andato di mezzo un innocente, per quasi vent’anni.

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In questo senso Rinaldi, che ha lavorato a lungo in Rai, non ha fatto sconti al servizio pubblico televisivo, e sempre in merito a come è stato trattato il caso di Garlasco si è così espresso: “La tv pubblica non può e né deve dare uno spazio così importante a persone che poi hanno dei ruoli in taluni processi. Vi sembra normale che delle persone che fanno opinione, che hanno uno spazio notevole in alcuni programmi, vadano ad affrontare quei casi dove loro hanno un ruolo ben preciso?

Qual è il meccanismo che si va a determinare – si chiede il giornalista ? Che il peso specifico di queste persone, che entrano quotidianamente a casa della gente, e che orientano in questo modo l’opinione pubblica, poi vanno a indirizzare i sospetti, le tesi accusatorie e quant’altro, verso una cosa e non verso l’altra”.

E qui Rinaldi si pone una domanda che ci facciamo da tempo in tanti, non solo in relazione al pasticciaccio brutto di Garlasco: “un programma, – sempre riferendosi al servizio pubblico – che vuole per definizione cercare di arrivare alla verità, e dare una informazione giusta ed equa, può permettersi il lusso, può dare spazio a queste persone, che poi hanno un gran peso nell’opinione pubblica? Queste persone l’acqua a quale mulino la stanno portando?”
Lascio ai lettori l’ardua sentenza.

Claudio Romiti, 30 marzo 2026

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