Cultura, tv e spettacoli

Difendere Buttafuoco, Venezia e la Biennale

Le pressioni per escludere la Russia dalla mostra sono inaccettabili. Ha ragione Pietrangelo: "Chiusura e censura restino fuori"

Pietrangelo Buttafuoco
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“Questa diversità di posizione, dettata dalle regole, dalle procedure e dalle leggi perfino quelle internazionali, conclama l’autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della Fondazione La Biennale”. Si è espresso così Pietrangelo Buttafuoco, il presidente della Biennale, sull’ennesima polemica che infiamma Venezia, non ancora superata quella sul direttore d’orchestra Beatrice Venezi, incombe sulla Biennale d’arte quella scatenata dalla libertà del suo presidente e della sua volontà di essere davvero inclusivo nei fatti. La bandiera dell’inclusività (questa orrenda e abusata parola) utilizzata come vessillo ideologico persino quando si prende un cappuccino al bar, non vale per uno dei più prestigiosi palcoscenici culturali mondiali. Non vale per la Russia, ma ci informa Buttafuoco che riceve decine o centinaia di pressioni perché non debba valere nemmeno per Israele o gli Stati Uniti. Contraddicendo in radice lo spirito dell’arte.

I fatti. I ministri di 22 paesi europei hanno sottoscritto un documento di censura per la partecipazione della Federazione Russa alla Mostra curata dalla scomparsa Koyo Kouoh; lo stesso ministro Giuli non condivide la scelta della Biennale: “Come ministro della Cultura ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia”.

Pietrangelo Buttafuoco, la cui storia personale è di per sé manifesto di onestà intellettuale e rigore morale, ha chiarito nei giorni scorsi in una bella intervista dagli accenti alti cosa pensi delle scelte che ieri ha rivendicato, quasi anticipando ciò che sarebbe successo: “Tutti i Paesi in questo momento in guerra saranno qui a Venezia. Io apro a tutti, non chiudo a nessuno. Ci saranno Russia, Iran, Israele. Ci saranno Ucraina e Bielorussia. Tutti”. E se non bastasse, il presidente chiarisce meglio: “Abbiamo tradito lo spirito olimpico, lo spirito degli Dèi. La prima cosa che imparavi al liceo era che esiste un momento, alto e sacro, in cui le armi si devono fermare, un momento in cui devi far incontrare i popoli che sono in guerra fra loro”.

Al momento non si sa come finirà questa vicenda, ciò che sappiamo è che la pace si fa tra nemici e se questi non si incontrano mai, nessuna pace sarà possibile.

Antonello Picci, 12 marzo 2026

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