Società

Diffidate dalle vignette artificiali

Molti considerano (erroneamente) la satira il fortino della sinistra, un mestiere che rischia di morire con l'avvento dell'AI

l'intelligenza artificiale nella creatività Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Qualche anno fa avevo proposto la mia collaborazione come vignettista satirico a diversi quotidiani di centrodestra. Molti non risposero affatto: silenzio stampa, silenzio di redazione, silenzio cosmico. Probabilmente la mail è ancora lì, sospesa tra una newsletter e una promozione sui materassi. Altri, più loquaci, mi fecero sapere che “le vignette le usa la sinistra”, come se fossero un prodotto biologico con etichetta DOP e certificazione ideologica. Mancava solo il bollino “coltivato a mano in ambiente progressista”.

Poi, all’improvviso, l’illuminazione: la folgorazione sulla via dell’algoritmo. Gli stessi giornali hanno scoperto la meraviglia dell’intelligenza artificiale: una vignetta a colori ogni mattina, fresca di server, perfettamente innocua, perfettamente addomesticata e soprattutto priva di quell’elemento fastidioso chiamato autore. Perché il problema, si sa, non è la satira. È il satirico. La satira non l’hanno rivalutata. Hanno rivalutato il fatto che non costa, non discute, non ha opinioni e, dettaglio non trascurabile, non osa chiedere di essere pagata a fine mese. Un collaboratore ideale: non sciopera, non protesta, non pensa.

E così oggi, dopo anni passati a spiegarmi che “la vignetta è roba da sinistra”, aprono la prima pagina con immagini che sembrano satira ma sono soltanto rendering: con la stessa carica eversiva di un volantino del supermercato e la stessa capacità di disturbare di una camomilla. In fondo mi hanno insegnato una grande verità: la satira non è né di destra né di sinistra. È semplicemente di chi non ha paura che un disegno dica la verità. E a quanto pare, per alcuni, l’unico autore abbastanza rassicurante… è un server. Non sbaglia mai tono, non esagera, non morde. Al massimo, graffia come un gattino educato.

Per fortuna, nel mio percorso ho incontrato anche chi crede ancora nell’arte e, soprattutto, sa riconoscere il valore del lavoro fatto a mano. Nicola Porro pubblica le mie vignette disegnate come una volta: bozza a matita, inchiostrazione con pennarello nero, e poi pennello e acquerello per dare vita all’illustrazione. Io continuo a credere che ogni vignetta sia un piccolo atto artigianale, quasi ostinato: ogni tratto è scelto, ogni pennellata è pensata. E sì, magari imperfetta. Ma almeno viva. Perché il valore aggiunto, alla fine, è proprio quello: avere ancora qualcosa da dire. Non solo da generare.

Grazie quindi a Nicola Porro e al programma Quarta Repubblica per aver dato fiducia… all’arte. Quella vera, che ogni tanto disturba. E, guarda caso, è proprio questo il suo lavoro.

Beppe Fantin, 5 luglio 2026

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