Politica

“Non ho seguito…”. Parte l’intervista, figuraccia di Salis

L'eurodeputata è una professoressa globale, pozza di scienza & coscienza, come apre bocca è un segnale

Ilaria Salis verona
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Niente. Faccio outing, coming out e mea culpa. Soprattutto questa. Quante volte ho sfottuto crudelmente la polvera Ilaria Salis, vanto e orgoglio del made in Italy in Europa, con i miei pezzi pateticamente martellanti? Bene, lo dico qui a voi, amici, compagni, proletari di tutto il mondo unitevi e sputatemi in faccia: non avevo capito niente, io l’avevo sottovalutata Ilaler, invece è un genio e lo sostengo senz’ombra di sarcasmo. Un fenomeno, un genio puro, capace oltretutto di citazionismi che un Frank Zappa levati proprio. Il livello di comunicazione di Salis è semplicemente troppo evoluto, troppo elevato, direi quasi troppo sidereo per voi, straccioni “merdajoli e servi della gleba” e per me, che l’ho presa in giro per anni senza capire che era lei a prendere in giro noi.

Perché una che va a Verona, novella Giulietta non da balcone ma da battaglia, e in 30 secondi sa offrire così tanto è degna delle migliori avanguardie novecentesche, è roba da dadaisti sul Monte Verità che incontrano il surrealismo con una spruzzata di brutalismo. Onore dunque alla compagna Ilaria che, a domanda su come valuti l’operato del compagno sindaco veronese Tommasi, risponde, secca: mah, sa, io non è che l’ho seguito, io vengo dal nordovest. E qui, che le vuoi dire se non ti adoro? Una battuta folgorante, che oltrepassa Jaques Tati, Achille Campanile e Lino Banfi. Pensateci un attimo: “Onorevole Salis, cosa le pare della giunta Tommasi qui a Verona?”. “Ma che ne so, io vengo da Monza!”. Pare una tavola di Jacovitti. Non basta. Perché lo stesso balbettare in apparenza scomposto, “guardi, io non non non… ho ho ho… seguito uhm uhm… così a fondo… ih! (risolino) la politica eh ah uh locale ih ih!”, non è, come all’apparenza uno potrebbe equivocare, sintomo di poca chiarezza mentale bensì, appunto, citazione coltissima, raffinatissima, inafferrabile anzitutto dei Mondiali epici dell’82 – e noi sappiamo quanto ci manchi un Mondiale da 12 anni, dunque è anche questa una distillata polemica tutta politica: pare, infatti, una doppia evocazione di Dino Zoff, “ci fu… una deviazione… di di di di di di di di di di… Bèeergomi, con la cossia…” e, insieme, del mummiare pipesco di “Bèarzot”, come lo chiamava Brunetto Conti; ma in quella pantomima coltissima entra anche il Blasco da stadio, “eeeeh… oooh… aaaah!”.

Mettiamoci anche, per completare il tutto, la mimica irresistibilmente evocatoria di Stanlio, che chiaramente serve a prendere in giro l’intervistatore, è uno sfoggio di cultura cinefila d’altri tempi, come a dire: tu sei ridicolo e io mi adeguo. Ilaria, sei divina! Sei una forza della natura! Il resto dell’intervista è repertorio tutto imbastito su “le destre”, “il fascismo”, immancabile, irrinunciabile un cavallo di battaglia che non muore mai, la “costituzione improntata e nata sull’antifascismo” (non è vero ma ci credo). Però, attenzione, anche qui, col guizzo della fuoriclasse assoluta, Salisaler sa offrire colpi di maestra fulminei, che solo al var si possono apprezzare: per dire, quando a un certo punto condanna “il proliferare delle ronde fasciste di estrema destra” e l’intervistatore, che cerca di provocare, le chiede “di estrema destra perché?” lei risponde, secca, precisa: “Perché sono di destra”. Vien giù il teatro, e anche l’Arena, dagli applausi, siamo oltre Paolo Panelli: “Il bricoleur… è il bricoleur”.

Guardate che noi qui abbiamo un tesoro, un patrimonio dell’umanità ed è ora di basta di sfotterla. Anche i tragici vestitini che lei sfoggia sono in realtà manifesti programmatici della proletarialità istituzionale, voi mi avete eletta, io giro il mondo, “solidarietàpopolocubanoooh”, in top classe e hotel deluxe dove ospito gli amici, ma non sapete che il mio modello esistenziale resta sempre la signora Pina, moglie del rag. Fantozzi Ugo. Il benessere non mi ha cambiato, resto una figlia sana del matriarcato del nordovest, Monza-Brianza, occupazioni & casseoula.

Altro che maestrina precaria, Ilaria è una professoressa globale, pozza di scienza & coscienza, come apre bocca è un segnale, un rimando, una occasione per approfondire ciò che neppure immaginiamo. E se alle volte sembra divertirci, lo fa solo per renderci un po’ più sopportabile questo zeitgeist, questa weltanschauung così oppressiva, ingombrante, gravosa del peso delle destre remigrazioniste e fasciste. “Una città ah eh uh come molte altre eh ah oh dove uh uh ah avvengono ronde eh eh eh messe in atto oh oh oh dall’estremadestra oh ah ah…”. Le ronde avvengono, amici, compagni. Già! Non si organizzano, si mettono in atto; non si fanno, “avvengono”. Qui c’è il tocco finale, futurismo marinettiano compromesso con l’oltranzismo avanguardista del Gruppo ‘63, i collage semantici, i puzzle sintattici. E che volete di più? Io voglio Ilaria, e la voglio tutta per me, solo per me. Voglio essere il suo galoppino, il suo compagno di lotte, il suo ospite di suite. Se ci sta, sono pronto a prendere la tessera di AVS e a votarmi alle rinnovabili contro il riscaldamento globale che, come ha appena detto Bonelli, ispirato dalla sua esperta della crema solare, c’è ed è colpa della Meloni.

Max Del Papa, 3 luglio 2026

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