Se l’ultimo sciacalletto di sinistra s’inventa la “ferocità” per infierire sulle disgrazie del ministro Roccella, noi possiamo scomodare la penosità dell’ultima impresa di questa incredibile Ilaria Salis che va a sobillare le oceaniche folle di Tirana sull’onda della rivoluzione antimmobiliare del premier Rama. Una scena che ha qualcosa di agghiacciante per sciattosità, ridicolità, inverosimilità e a questo punto bisogna prendere atto di una cosa, che forse infierire su una così è tutto sommato ingeneroso, che a prescindere da tutto il resto è una questione di immaturità, di infantilità. C’è questa ragazzona che prende il microfono e si lancia in un rally di frasi fatte, derapa, si rimette in carreggiata, accelera, sbanda, va in testacoda, qualcosa che una persona normale, con un normale senso della decenza non farebbe. Ma si può parlare di decenza per una che se ne stava con l’amico in un hotel e gridava alla repressione? Viva rivoluzione fenicotteriii!”, con quella vocetta martellante da influencer e sale la grotteschità, questo neanche i Nuovi Mostri di Monicelli, Risi, Scola se lo sarebbero saputo immaginare, qui non ci arrivano neanche i Sordi, Tognazzi, Gasmann al colmo della ferocità.
Sostiene Salis che “è qui il popolo qui la democrazia non a Bruxelles!” dove lei bivacca: e già che la stiano a sentire dice qualcosa pure sui tiranesi, che non sono tirolesi ma cerebrolesi, alcuni, per forza. Ma va là, Ilariona, che Bruxelles ti fa bene. Tecnicamente abbiamo una che, a curriculum zero e a fedina penale 4, come i suoi precedenti, dopo una vita di occupazioni si ritrova ricca e blindata nella nullafacenza europea, di cui è rappresentante, e saltabecca da un pretesto all’altro, a prendere in giro le plebi, sull’unico presupposto di un processo congelato per tentato omicidio in Ungheria, ripeto: tentato-omicidio-in-Ungheria, e qui va detto col ruggito di Adolfo Celi in “Febbre da cavallo”: “Uno quattordici e quattro, ripeto: uno-quattordici-e-quattro!”.
Qui la penosità lascia il posto alla vergognità, ma, ancora una volta, il tutto va contestualizzato: Ilaria Salis è una di cui si può dir tutto, e rimarrà sempre poco, ma ad imporla è stato il duo impresariale del peggio su piazza, Bonelli&Fratoianni, sedicenti esperti climatici, e a votarla sono stati in 170mila ricchi comunisti delle ztl a condizionatore selvaggio, dal settimo piano in su, come Ursula; e ad ascoltarla mentre traballa a bordo del top troppo stretto “rivoluzzione fenicotteriii”!, e non sa come continuare, legge da un telefono, sbaglia pure, perde il filo, inciampa, casca, ricomincia con le puttanate rivoluzionarie e anticapitaliste, lei che fa vita da Salis, das kapital in der kulen, a pendere dal suo ombelico saranno anche pochi e storditi, ma nessuno li obbliga. Quella di Salis sta diventando una saga, tipo l’armadillo di Zerocalcare, forse ne faranno una serie su Netflix, come caso leggendario di capitalismo elettorale portato alle estreme conseguenze di cialtronagginità, di improntitudità, di facciatostità, la sprofondo degenerazionale della politica, la vertiginosa perdita di senso e di consistenza circolare.
“Ciao Tirana! È bello essere qui oggi!”, come una Elodie al gaypride. È bello essere lì a fare la real estate revolution perché Ilariona ha già fiutato la preda, tutte quelle unità del resort per vacanzieri da occupare! E allora come una Robespierre priva di titolo immobiliare, ci si fionda. Cristo, che politica! Tutto quello che pareva impossibile l’abbiamo visto, subito, altro che educazione sessuoaffettiva ci vorrebbe nelle scuole, ci vorrebbe una rieducazione etica ed estetica, una nuova ontologia della responsabilità, che davvero manca il cuore a sopportare lo squallore fatto sistema. Questi nuovi mostri non si fermano davanti a niente, sono miracolati, impuniti, ma senza pietà infieriscono, la loro vita in svaccanza la passano ad irretire i perdenti ovunque se ne presenti l’occasione.
Vengo a sapere che in AVS sono estremamente soddisfatti di questa loro creazione, “se non si perde come Soumahoro siamo a cavallo”, che con la loro paraculaggine massimalista sarebbero in ascesa, oltre il 6% e le proporzioni di mercato anche in politica, soprattutto in politica, sono l’unica cosa che conta: vuol dire che in Italia c’è a spanne una milionata abbondante di parassiti equamente distribuiti tra i falliti esistenziali da centro sociale e i fin troppo riusciti da soglia patrimoniale. Scaricare tutta la colpa su una che è solo il terminale della degradazione è troppo facile, troppo comodo ilariona farcita di benessere, “viva rivoluzzione fenicotteriii”, fa il mestiere suo che è quello di non avere nessun mestiere, quello dell’imbonitore, coglie, e dalle torto, il meglio di una miseria che non è sua, è della politica e se la politica mercantile, che l’ha salvata in modo trasversale, dalla sinistra piddina alla sinistra di Forza Italia, se la tiene in quanto Salis, il problema, come diceva il compagno Folagra, è a monte.
A proposito, avete visto come parlo bene, quanti paroloni cialtroni m’invento: che aspettate a scoprirmi, sono disposto a tutto fino all’olocausto e accetto ogni sirena, riformista, estremista, destra, sinistra, sopra, sotto, alto basso, davanti, dietro. È vero io non ho ancora ammazzato nessuno e neanche ci ho provato, ma se ne vale la pena vi garantisco che mi metto subito in pari. O almeno, se può servire, mi converto subito alla causa di Hamas pur facendo il testimonial per Sodastream, nota azienda israeliana di gasatori d’acqua potabile. Se la coerenza fa schifo e l’ipocrisa fa business, chi sono io per dire che è sbagliato? “Viva rivoluzzione dei pavoniii!”.
Max Del Papa, 29 giugno 2026
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