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Dio benedica Clint e la (sua) America

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Dio benedica Clint, e perdoni quei politicanti mediocri che ormai si sono impossessati dell’Academy. Per il suo The Mule non è spuntata fuori nemmeno una nomination all’Oscar: come ha squittito tutta eccitata Repubblica, questa è stata “l’annata dei supereroi neri, delle tate messicane, dei film che denunciano il razzismo”, o la demoniaca politica repubblicana con Vice. Ovvio che in un tale tripudio buonista non ci fosse spazio per quest’ultimo miracolo dell’Eastwood regista e attore, quasi un seguito tutto esistenziale di Gran Torino.

Con la storia di Earl Stone, floricoltore caduto in disgrazia che si reinventa fortunatissimo corriere della droga per un cartello messicano, Clint torna ad alzare anzitutto la bandiera della sua America, l’altra. Quella individualista, dove la ricerca della felicità sono una saracinesca alzata e una serra potata ogni mattina, quella libertaria, dove la cura esclusiva di ciò che è “proprio” è religione secolarizzata e unico mezzo per sostenere davvero l’altro, quella politicamente scorretta, dove il reduce dalla guerra di Corea aiuta una famiglia di colore chiamandoli “negri”, usa l’epiteto “mangiafagioli” per i messicani, scambia per giovanotti un gruppo di motocicliste lesbiche.

È l’America di Trump, si son detti con banalizzazione fondata i damerini dell’Academy, meglio tenerla fuori dal galà. Problemi loro: tra un paio d’anni nessuno si ricorderà dei filmetti in gara, mentre Eastwood, andando al fondo della sua America, va a fondo di noi stessi, estrae una meditazione eterna. Perché se conta solo l’individuo, non le ideologie e nemmmo troppo le strutture del governo federale (sempre guardate con sospetto dal libertario Clint), costui prima o poi deve farsi persona, deve trarre un bilancio, scoprire cosa gli resta in mano. Il rischio è vedere il nulla riflesso nello specchio, soprattutto se per anni hai messo la tua famiglia, i tuoi affetti, nel calderone delle cose rinunciabili, sospendibili, rinviabili in nome della prossima consegna e della tua etica del lavoro. È a quel punto, che sbatti contro il vero mazziere, quello che vince sempre, il tempo. “Ho comprato tutto, ma il tempo non si può comprare”, dice Clint/Earl. Si può fregare un’ultima volta però, si possono compiere scelte impensabili, fare il corriere della droga e scoprirsi padre e marito a 88 anni, sparigliare le carte e trasformare la propria limitatezza di esseri mortali, col tempo agli sgoccioli e la Dea alle calcagna, in libertà.

Capite che siamo in prossimità delle cose ultime, il tempo, la morte, la persona umana come atomo di senso da presidiare, siamo tra Heidegger e Cormac McCarthy. Chissenefrega dell’Oscar.

Giovanni Sallusti, 12 febbraio 2019

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Cry Macho: Clint Eastwood e il tempo che passa. É la resa dell'ultimo cowboy? - Nicolò Petrali
18 Settembre 2021 20:33

[…] frase che forse rimane più impressa nel vedere Cry Macho, il nuovo film diretto e interpretato da Clint Eastwood uscito ieri negli Stati Uniti (in Italia dovremo attendere ancora un po’). La pronuncia […]

Associacao Solidaria - A.SO
Associacao Solidaria - A.SO
1 Marzo 2019 12:31

www.asobrasil2002.blogspot.it
Defesa direitos sociais-IT /BR

Non dimentichiamo che tutto questo libero dire, è Verità Relativa, sia per i Progressisti che per i Conservatori. Se invece di provocarci, criticarci , violentarci e assassinarci provassimo a dividerci ideologicamente nelle politiche che riguardano i diritti civili e sociali e unirci per quanto riguarda le Politiche non divisibili o comunque d’interesse comune, sarebbe molto meglio. La ns Repubblica per circa 30 anni, è stata rovinata dai Conservatori( mentre i Progressisti facevano una seconda Resistenza per contrastarte/abbattere i crimini di questi e della compare C.C.A.R.); per i restanti anni e sino ad’oggi, rovinata e venduta a nazioni estere(caso immigrazione irresponsabile, proprio perchè ideologica) dai Progressisti. Il Politico partitico Berlusconi, per alcuni decenni è stato capace fare incetta di voti Conservatori, ma oltremodo capace ( disonesta!) far vivere questi suoi cittadini conservatori, in mezzo a legiferazioni progressiste, soprattutto nel campo della Famiglia, Lavoro , Previdenza Sociale e Sanità,chiaramente istituti progressisti!
Occorre solo fare silenzio, siamo l’ipocrisia in persona! Non per niente il fu Montanelli non aveva affatto simpatia per l’italiano, nella sua espressione politico-partitica e religiosa(mai pronto a difenderla).
Guerrasio Operatore internaz.le difesa diritti sociali.

Marcobaggio
Marcobaggio
26 Febbraio 2019 16:14

Ho visto il film ieri sera,e ci ho visto le stesse cose raccontate nel bel articolo di Giovanni Sallusti.
Oggi è premiato chi ti guarda di sbieco,chi con le parole ti fa credere una cosa ma con la mente pensa malevolmente di te.Oggi non è più il tempo di chi ti guarda dritto negli occhi e usa parole “proibite”ma con la mente e i pensieri è con te capisce il tuo problema e ti aiuta a superarlo.Non contano le parole ma le azioni. Le azioni sono il tuo pensiero sono il vestito che ti resta addosso quando “il mazziere”, il tempo, decide che la tua ora è arrivata.
Per questo Clint Eastwood è uno di noi e l’Academy non è niente.
Ma nemmeno il Leone di Venezia, la Palma d’oro di Cannes o l’Orso di Berlino non sono niente.

ferdianando gallozzi
ferdianando gallozzi
14 Febbraio 2019 15:07

Caro Walter.
Immagino che la tua risposta al mio intervento sia una presa in giro. Immagino che tu voglia dire che io sono “FISSATO DEL SESSO”. Cerco solo di parlarne inquadrandolo nel contesto immigrazione e lo faccio per sopperire ai silenzi, assoluti, degli altri. Inoltre sono abituato ad essere tacciato da “FISSATO”, infatti già cinquanta anni fa scrivevo preoccupato sui pericoli della immigrazione (specie quella africana) e ho dovuto sopportare i sorrisi ironici di chi mi trattava da malato di mente e fissato. Ora i fatti mi stanno dando ragione. Se non mi credi ti posso dire che scrissi un libro sull’argomento. Il libro si rifaceva al “Malleus Maleficarum (il Martello delle Streghe)” di cui ho venduto zero copie.

Andrea Salvadore
Andrea Salvadore
12 Febbraio 2019 18:02

Egregio signor Sallusti la vera infezione del carattere dell’italiano comincia dal ribaltamento del problema di essere italiani cattolici e non cattolici italiani. La chiesa vinse facendo cadere De Gasperi un italiano cattolicissimo ma italiano in primo liogo e perció non ricevuto in Vaticano. Questa chiesa che su sbraca e tutto permette pur di far finta di obbedire e poi di obbedire quando lei vuole, ha creato le premesse per l’ipocrisia generalizzata per la mancanza di amor propio e dignitá. Il risultato é quello che lei descrive, siamo pronti a sorridere o far la voce grossa solo per effetto.

Orlo
Orlo
12 Febbraio 2019 14:02

Ammazza come l’hai messa giù dura col finale! Il resto dell’articolo “gronda sangue” rappreso di una narrazione solitaria e autoescludente,come “way of life” da preferire. Poi finisci con Heidegger,il quale nella sua “lettera sull’umanusmo” si rendeva conto che approntare “la dimora” per l’avvento dell’ospite era diventato il concetto del “fuori di se”. Due visioni discordanti. Mi sa che tu nei film di Eastwood ci vedi soltanto il richiamo,retorico, del patriottismo,che è ben lungi dall’essere ciò che ci propinano i vari sovranistrati a partire dal bancarottiere a capo degli USA,giù,giù fino al nostrano “capitan findus”. Pensa che io sono un patriota,canto l’inno e stendo la bandiera a ogni commemorazione che ne richiede la stesa(nn nelle occasioni calcistiche,perché ritengo che avere come unico sport nazionale il football anglicano sia uno dei motivi per cui nn usciamo dal sindrome di Stoccolma verso il sadomasochismo politico),ma nemmeno per sogno potrei difendere un sacro suolo al fianco di chiunque tiene sempre in bocca la retorica patriottarda. Il Clint è un patriota,dal momento che ci illustra una “way of life”,nn tracciata su base etnica,ma su base meritocratica. I suoi film,come il citato “gran Torino” evolvono dal subumano legato alla semplice immanenza,per trovare nel trascendente il mezzo per redimere(laicamente)un’esistenza negata. Io nn ho visto “the mule”,ma da ciò che hai reso nell’articolo anche questo film si dovrebbe… Leggi il resto »

ferdinandeo gallozzi
ferdinandeo gallozzi
12 Febbraio 2019 12:55

Anti razzismo o “FURORE EROTICO”?
quando abbiamo provato a non prenderci tutti i profughi neri africani, MACRON, ha apostrofato l’Italia come “VOMITEVOLE” e altre espressioni di un odio profondo e distruttivo. Cosa spinge Macron e tantissime donne e tantissimi uomini a comportarsi allo stesso modo in nome dell’Antirazzismo? Alcuni giornalisti italiani non sono da meno di Macron e trattando questo argomento gli viene il sangue agli occhi e diventano violenti e intolleranti. Le foto di Macron abbracciato con uomini giovani e neri intenti a scambiarsi uno sguardo profondo, possono aiutarci a capire di cosa parliamo? La componente sessuale in questo campo è colpevolmente nascosta. Come se la sessualità fosse ininfluente nei comportamenti umani e non fosse, invece, il cardine attorno a cui tutto ruota.

Luigi E. Covini, Bassano del Grappa
Luigi E. Covini, Bassano del Grappa
12 Febbraio 2019 11:59

Essendo della classe 1959 mi ricordo dell’allora giovane e semisconosciuto Eastwood di “Per qualche dollaro in più” al cinema coi genitori e successivamente in televisione col bel telefilm western “Gli uomini della prateria” (originale Rawhide) e poi anni dopo nei primi due film dell’ispettore Callaghan (un mito!), cioè i migliori, e così via… Nella sua carriera trovo soltanto due rovinose cadute di stile: l’eutanasia della pugilessa in coma di “Million $ baby” e la mia scoperta che purtroppo non ebbe il coraggio durante la leva di partire per la Corea. Forse nel suo penultimo film-capolavoro “Gran Torino” (come pure nell’ultimo) volle istintivamente rimediare al vile atto giovanile portando sullo schermo proprio un reduce della Corea, tra l’altro anche cattolico (bene!) ma ormai il danno era fatto!