Diritticidio

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato diritt

Qui al bar rimaniamo sempre sconvolti, quando apprendiamo degli ancora troppi casi di uccisione di una donna da parte degli ex. Però ci ostiniamo a pensare che un conto sia la lotta alla violenza e un conto sia la manipolazione del diritto. Che può provocare conseguenze pessime. Tutti parlano della norma sullo stupro; ma prendete la legge sul femminicidio approvata ieri. Dice che se si uccide una donna, a certe condizioni, scatta l’ergastolo. Senza tanti fronzoli. D’accordo.

Ma tra le circostanze, è prevista quella secondo cui il reato deve essere commesso per “odio”. Ora, noi non dubitiamo della perizia dei magistrati, ma come accerteranno costoro, oltre ogni ragionevole dubbio, la sussistenza di un sentimento? Si misura l’odio? Ha un indicatore? Il numero di coltellate o di colpi di pistola? E perché, se la vittima è un uomo, la pena invece si può modulare e l’ergastolo non è automatico? Immaginate, per esempio, un omosessuale ucciso dal suo partner maschio…

Non capita altrettanto di frequente e capiamo che il Parlamento abbia voluto rispondere a un’esigenza sociale diversa, che riguarda specificamente il sesso femminile. Ma il diritto penale non può correre dietro alla cronaca, per quanto dolorosa. Lo dimostra anche la legge sul consenso: c’è il presidente di un tribunale secondo cui, di fatto, l’onere della prova si è spostato sul presunto colpevole. La politica si sente in dovere di “fare qualcosa”. Ma tutto questo non è certo come bere un caffè. E il caffè più avvelenato di tutti, di solito, sgorga dalla fonte delle migliori intenzioni, mescolate con l’ideologia.

Il Barista, 26 novembre 2025

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