Politiche green

Disastri ambientali sempre più costosi? C’è un dato che cambia completamente le cose

La narrazione dei “danni climatici in aumento” in Europa si scontra con un dataset scomodo

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Dopo che è stato chiarito che i disastri naturali climatici non sono in aumento da quando la rendicontazione è affidabile, una delle affermazioni più persistenti nel dibattito politico sul clima è che i disastri meteorologici stiano diventando sempre più costosi.

Questa tesi è stata ripetuta così spesso da politici e ripresa con tale costanza da gran parte dei media da assumere l’aspetto di un fatto accertato.

Recentemente, Roger Pielke Jr. ha pubblicato un articolo illuminante ove ha fatto ancora una volta ciò che dovrebbe sempre essere fatto: esaminare i dati prima di accettare una conclusione. La sua ultima analisi, basata sui dati aggiornati sulle perdite da catastrofi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), rileva che, una volta correttamente considerata la crescita economica, le perdite europee dovute a disastri meteorologici sono rimaste sostanzialmente stabili dal 1990.

A prima vista, i dati grezzi sembrano sostenere la narrazione più allarmistica. Le perdite da disastri, corrette per l’inflazione, sono aumentate in modo significativo negli ultimi tre decenni e il grafico dà effettivamente l’impressione che gli eventi meteorologici stiano diventando molto più costosi. È proprio questa la statistica frequentemente citata in discorsi, rapporti e titoli di giornale.

Grafico 1

Il problema è che questo confronto è fondamentalmente fuorviante, se non addirittura errato.

L’Europa di oggi assomiglia ben poco a quella del 1990. Il continente ha accumulato molta più ricchezza. Le città si sono espanse. Le infrastrutture si sono moltiplicate. Le abitazioni sono diventate più grandi e di maggior valore. Le imprese possiedono più attrezzature, i governi più infrastrutture e le assicurazioni coprono beni molto più costosi rispetto a trentacinque anni fa. In termini semplici, oggi c’è molto di più che può essere danneggiato rispetto a una generazione fa.

Se la stessa identica alluvione o tempesta di vento colpisse l’Europa nel 2024 invece che nel 1990, il buon senso suggerisce che le perdite economiche sarebbero probabilmente maggiori semplicemente perché la società ha accumulato più beni esposti al rischio.

L’aumento delle perdite monetarie, da solo, dice quindi ben poco sul fatto che il tempo atmosferico sia diventato più distruttivo. È proprio per questo motivo che i ricercatori normalizzano i dati sulle perdite.

Pielke corregge le perdite dichiarate per tenere conto della crescita dell’economia europea, esprimendo i costi dei disastri in rapporto al PIL. La metodologia è semplice: le perdite vengono scalate in base al rapporto tra il PIL del 2024 e quello dell’anno in cui si è verificato l’evento.

In pratica, il calcolo pone una domanda semplice: quanto costerebbe oggi quel disastro storico se si verificasse nell’economia attuale?

Lungi dall’essere un approccio insolito, la misurazione delle perdite da disastri in rapporto al PIL è diventata una pratica standard. Anche il Quadro di Sendai delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi utilizza le perdite come percentuale del PIL come uno dei suoi indicatori ufficiali. Una volta effettuato questo aggiustamento, la forte tendenza all’aumento scompare.

Grafico 2

I dati aggiornati dell’EEA relativi al periodo 1990–2024 mostrano una variabilità da un anno all’altro, come ci si aspetta dagli eventi meteorologici, ma sostanzialmente nessun aumento di lungo periodo delle perdite normalizzate. Pielke riassume così il risultato: “Una volta tenuto conto della crescita economica, il costo normalizzato degli eventi meteorologici e climatici estremi in Europa non è aumentato nel periodo 1990–2024. La tendenza complessiva è piatta”.

Questa conclusione è particolarmente significativa perché il dataset aggiornato include anche le devastanti alluvioni che hanno colpito Germania e Belgio nel 2021, tra gli eventi che hanno generato alcune delle maggiori perdite assicurate e non assicurate nella storia recente europea.

Eppure, anche includendo tali disastri, la tendenza di lungo periodo delle perdite normalizzate rimane sostanzialmente invariata.

La distinzione tra pericolo ed esposizione è nota da decenni nella ricerca sui disastri. Le perdite economiche sono determinate non solo dalla gravità dell’evento meteorologico, ma anche dal numero di persone, edifici, strade, fabbriche e altri beni presenti sul suo percorso. Quando le società diventano più ricche, le perdite aumentano anche se il rischio fisico rimane invariato. Ignorare questa realtà porta inevitabilmente a conclusioni fuorvianti.

Questo aspetto è stato riconosciuto a lungo anche dall’IPCC. Diversi rapporti di valutazione hanno concluso che gli aumenti osservati nelle perdite da disastri sono dominati dall’aumento dell’esposizione e della ricchezza, mentre vi sono poche prove che le tendenze monetarie dimostrino di per sé un peggioramento degli eventi meteorologici. Tuttavia, questa importante precisazione spesso scompare nel passaggio dal rapporto tecnico al comunicato stampa.

Il risultato è un flusso costante di titoli che indicano l’aumento dei disastri da miliardi di euro come prova di una “crisi climatica”, senza menzionare che il mondo attuale contiene molti più beni rispetto al passato.

Confrontare le perdite grezze tra decenni diversi senza considerare la crescita economica non è più significativo che confrontare i prezzi delle case nel tempo senza correggerli per l’inflazione.

Tutto ciò non dimostra che il clima non abbia alcuna influenza sugli eventi meteorologici estremi, né suggerisce che le tendenze future non possano cambiare. Mostra però che uno degli indicatori più frequentemente citati di una crisi climatica in aggravamento, ovvero l’apparente esplosione delle perdite economiche da disastri, scompare quando l’esposizione viene correttamente considerata.

Nell’attuale contesto politico, tuttavia, i numeri grezzi generano spesso titoli più efficaci di quelli normalizzati. La scienza non dovrebbe essere guidata dai titoli di giornale, ma dalle evidenze; e le ultime evidenze dell’Agenzia Europea dell’Ambiente suggeriscono che le perdite dovute ai disastri meteorologici in Europa raccontano una storia molto più sfumata di quella ripetuta da molti decisori politici.

Gianluca Alimonti, 12 luglio 2026

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