Politica

Dl sicurezza, fine dell’impunità

L'"eroismo" e la disobbedienza è accettare le conseguenze delle proprie azioni, non pretendere di sottrarsene e non risponderne

ultima generazione blocca la strada
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Le critiche rivolte al decreto sicurezza, appena convertito in legge, risultano in larga parte pretestuose laddove si paventa una compromissione del diritto a manifestare. Nessuna disposizione, infatti, limita o sopprime la libertà di espressione o di riunione pacifica. Il provvedimento si limita a sanzionare comportamenti che esulano dall’ambito della protesta lecita, sconfinando nella violenza, nella minaccia o nel blocco arbitrario di infrastrutture pubbliche essenziali.

L’art. 1-bis del D.lgs. n. 66/1948, come riformulato, prevede sanzioni penali di modestissima entità per chi impedisca, seppure passivamente, la circolazione su strade o ferrovie: reclusione fino a un mese o multa fino a 300 euro. La pena si aggrava fino a due anni solo se il fatto è commesso da più persone. Si tratta, dunque, di sanzioni modeste e, nei fatti, inapplicabili a soggetti non recidivi o incensurati. Pertanto, appaiono perfino insufficienti a garantire la tutela di beni giuridici fondamentali come la sicurezza pubblica e la libertà di circolazione.

Il blocco di una via di comunicazione può mettere a rischio vite umane: si pensi ad un’ambulanza che non riesce a transitare o a una pattuglia impossibilitata a intervenire in un’emergenza. In questi casi, la tutela dei diritti fondamentali di chi necessita urgente assistenza deve prevalere su qualunque forma di rivendicazione sociale, specie se condotta con modalità non pacifiche e non autorizzate. Non si tratta di un attacco al diritto di manifestare, ma di una difesa delle condizioni minime della convivenza civile.

La protesta contro il decreto appare, in realtà, espressione della forma mentis tipicamente italiana che considera eroica la violazione delle leggi, animata da una presunta nobile causa, e che pretende, però, l’assenza di qualsiasi conseguenza giuridica. Una visione distorta della legalità, che vorrebbe l’azione delle forze dell’ordine sempre blanda e uno Stato indulgente con chi infrange le regole, finendo per penalizzare proprio i cittadini che, invece, vivono onestamente e rispettano la legge.

In molti Stati occidentali, il blocco non autorizzato di infrastrutture pubbliche e la resistenza (anche passiva) alla polizia comportano sanzioni ben più gravi, accompagnate da pronte reazioni operative ed arresti. L’eroismo è accettare le conseguenze delle proprie azioni, non pretendere di sottrarsene invocando l’impunità.

Chi definisce “repressivo” un intervento normativo volto a contrastare condotte oggettivamente pericolose e lesive dell’interesse collettivo, dovrebbe interrogarsi sul ruolo dello Stato democratico, che garantisce diritti e libertà, ma è anche custode delle regole comuni. In definitiva, manifestare è un diritto, ma non lo è infrangere impunemente la legge. Lo Stato che si ritrae non è uno Stato garantista, è semplicemente assente; e l’assenza di legalità non è mai un atto democratico.

Giorgio Carta, 8 giugno 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis)

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 10/04/2026

Domani da incubo

Vignetta del 10/04/2026