E non se ne vogliono andare. Il trionfale ex ministro Speranza, epocale al ministero e in libreria, torna a galla con una nuova fatica letteraria, dove dimostra di non conoscere la Costituzione e ne scambia proditoriamente gli articoli, e cosa fa? Ma è chiaro: rispolvera la retorica del populismo comunista: “La sinistra è nata per difendere il popolo”. Il campo (largo) è, ovviamente, sempre quello della Sanità, e la demagogia non può che rifluire fino ai miliardari con la carta di credito, non è chiaro se pure adunchi e nasoni o meno, che non hanno bisogno della sanità pubblica ma gli altri sì, i poveri sì. E i poveri debbono votare comunista, memori di come furono trattati bene, con riguardo e umanità, l’altra volta.
I poveri avrebbero avuto bisogno di salute pubblica ai tempi dei governi Conte e Draghi, entrambi con Speranza alla Sanità, coi risultati che si son visti e si continuano a vedere: prima le mille certezze, poi, quando emergevano le insicurezze, “Non diamo notizie positive, bisogna terrorizzarli se no non si vaccinano”, gli scaricabarile, gli scantonamenti. Personalmente, chi scrive si era, obtorto collo, fidato o meglio non era arrivato a pensare in termini di complotto: si è ritrovato con un cancro post vaccinale, il che mi ha garantito terra bruciata, peggio che un untore.
Le mie colpe sono due: non avere sospettato che questi in privato agivano come agivano, “non date messaggi positivi”, ed essermi, almeno per il momento, salvato (speriamo che il compagno Speranza non insulti anche me per questo). Sul vaccino è cresciuto un fondamentalismo che fa impallidire l’Islam più feroce e fanatico, ed è trasversale a dispetto delle consapevolezze emerse negli anni, delle smentite della scienza, dei diari di Fauci (subito provvidenzialmente rimossi, obliati). Ma le finte verità restano e gli Speranza restano con la loro propaganda compagna che il gusto ci guadagna, le vendite non si sa.
Peraltro, vale sempre la pena di ricordarlo, ad impoverire la Sanità pubblica fu, vedi caso, il sedicente partito dei lavoratori, delle classi deboli, dei non miliardari: 37 miliardi in meno a partire da Renzi, quello che in cambio imbarcava migranti a ritmi di invasione (Emma Bonino dixit), sapientemente attribuiti a tempo debito, alla destra meloniana israeliana, che brucia i Ranucci, poer fioeu. Ma se c’è una qualità che possiede il comunismo di legno, è la faccia di bronzo: si cerca il morto, più o meno figurato, poi lo si scarica fra le gambe di quegli altri. I quali non sempre, anzi quasi mai, sanno replicare a tono.
Speranza davanti al tribunale dei ministri, lì apposta per riabilitarlo, se la cavava al modo solito di tutte le Norimberga, “eseguivo gli ordini”, e al tribunale bastava e avanzava. Ma, come poi ammesso, sapeva lui, sapevano tutti, e quindi tutti consapevoli, nessun colpevole. Era rimasto solo Magrini l’ex boss dell’Aifa a volare come straccio, ma neanche tanto, fosse mai che poi si metteva a parlare. E lui si ripropone ogni volta in aura di perseguitato. Ma quella dello Speranza dedito alla salvezza dei cittadini, pertanto martirizzato, è una autonarrazione che nessuno più si prende la briga di sostenere.
Ai malati cronici che protestano, che vanno a rompergli i coglioni nei suoi tour promozionali lui risponde “avevate firmato la liberatoria, che altro volete?” (esistono i video) e poi infila l’uscita dal retro, avvolto nella scorta. Quale sarebbe dunque la Sanità a tutela degli indifesi? Quella dei miei compagni di cancro, precisamente i poveri, gli stortati dalla vita, nei campi, nelle manovie, quasi analfabeti, che mi dicevano “io che ne sapevo, io mi sono fidato, ho firmato una carta e dopo mi hanno mandato via”? Davanti all’ennesimo ritorno commerciale dell’ex ministro ci sarebbe da ridere, da ironizzare, ma mi perdonerete se questa volta proprio non mi riesce. Voi capirete, spero, se nonostante tutto ho ancora memoria di certe chat che volavano tra ministeri e istituzioni come l’Aifa fin dai tempi della povera Camilla Canepa: “Questa roba uccide, e adesso che cazzo facciamo?”. “Beh? Cosa è? Siete matti? Volete ammazzare il vaccino? Sai a quanti altri toccherà”. E infatti.
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Ma è vero o sono io che ho le allucinazioni se rimembro quei formidabili anni comunisti: fatelo, prendetevelo senza discutere, maiali, sorci, somari, che fa bene ed è sicuro. E Camilla moriva e all’Aifa confabulavano: “Cazzo e adesso?”. “Adesso spingiamo di più se no sembra che ammettiamo, invece bisogna coprire, non vorrete mica ammazzare il vaccino!”. E facevano gli open day, e ci portavano tutti, tutti. Ci portavano come bestie al macello, “lei è allergico a qualcosa? Bene, fuori il braccio, sotto il prossimo”. La gente usciva dall’ambulatorio e cascava. “Fatelo, è sicuro e fa bene”. Ma sono io che ho ancora gli incubi o, chiedo per un oncologico, era Speranza che al tribunale dei ministri dichiarava: sapevo che poteva essere letale, ma abbiamo taciuto tutti, obbedivamo, non è colpa mia.
Mentre il sistema reticolare truccava i dati, soffocava le denunce, mandava i parassiti, i sicofanti di regime a far casino, ad insultare le vittime. “Se mi capita sotto un novax gli faccio scoppiare le vene”. Questa sarebbe la Sanità che tutela chi non può permettersela? Nella buona mano della “La sinistra è nata per difendere il popolo?”. Ma va là, Speranza, che se mai è nata per torturarlo.
Max Del Papa, 17 ottobre 2026
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