Esteri

Due Europe, due modelli: perché lo scontro Meloni-Sanchez va oltre Ceuta

La crisi sui confini diventa politica: sicurezza e deterrenza contro la linea progressista di Madrid

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Alla fine Pedro Sanchez ha deciso che il problema della Spagna è Giorgia Meloni. Non Ceuta, non una frontiera travolta da decine di migliaia di persone in poche ore, non il rischio – segnalato dalle stesse autorità spagnole – di una nuova mobilitazione per il 15 agosto. No: il problema è l’Italia che, di fronte a tutto questo, osa controllare chi arriva dalla Spagna.

E così Madrid ha alzato ancora il tiro. Dopo l’ultimatum spedito a Roma e rispedito al mittente da Palazzo Chigi – “non accettiamo ultimatum né imposizioni” – il governo spagnolo ha deciso di reintrodurre a sua volta, dalla mezzanotte dell’8 agosto, controlli temporanei per chi arriva dall’Italia attraverso porti e aeroporti. Una ritorsione in piena regola, destinata per ora a durare fino al 7 settembre. Benvenuti nella nuova guerra europea dei confini. Che però, a guardarla bene, racconta qualcosa di molto più interessante di una baruffa diplomatica estiva: racconta due idee completamente diverse di Europa.

Da una parte c’è Giorgia Meloni, che sostiene una cosa piuttosto elementare: Schengen può funzionare soltanto se funzionano i confini esterni dell’Unione. La libera circolazione non significa trasformare l’Europa in un gigantesco spazio in cui chiunque riesca a superare una frontiera nazionale diventa automaticamente un problema di tutti gli altri. Dopo l’assalto a Ceuta, Roma ha scelto la prudenza. E considerando che la Guardia Civil è a conoscenza degli appelli circolati online per una nuova iniziativa il 15 agosto, non sembra esattamente una paranoia inventata a Palazzo Chigi. L’Italia intende mantenere i controlli almeno fino a quella data, quando sarà possibile valutare se esistano ancora rischi migratori, di sicurezza o terrorismo.

Dall’altra parte c’è Sanchez, che continua a interpretare l’immigrazione attraverso una filosofia molto diversa: maggiore apertura, regolarizzazioni e la convinzione che il problema principale siano coloro che chiedono più controlli. È una divisione politica ormai evidente anche a livello europeo. Dopo Ceuta, 22 Paesi dell’Unione hanno chiesto un rafforzamento coordinato delle frontiere esterne, mentre Italia e Danimarca hanno spinto per soluzioni ancora più rigide, compresi hub esterni per le procedure d’asilo e i rimpatri. Insomma, il vento europeo non sembra soffiare esattamente nella direzione di Madrid.

E qui veniamo al capolavoro. Perché Sanchez, anziché impartire lezioni alla Meloni, potrebbe magari dedicare qualche minuto alle grane di casa propria. A partire proprio da Ceuta. Secondo quanto riportato da Ok Diario, l’Associazione unificata delle Guardie civili chiede altri 40 uomini dei reparti antisommossa da destinare stabilmente all’enclave. Per intenderci, è lo stesso numero di agenti impiegati per garantire la sicurezza del premier durante le vacanze a La Mareta. La Guardia Civil e il sindacato di polizia Jupol denunciano inoltre l’assenza di sufficienti disposizioni operative in vista di un eventuale nuovo assalto e chiedono rinforzi strutturali: l’AUGC parla di 200 guardie civili aggiuntive, Jupol di cento poliziotti e altri cinquanta antisommossa.

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Naturalmente un premier deve essere protetto. Ci mancherebbe. Ma politicamente l’immagine è irresistibile: mentre Madrid litiga con Roma perché Roma pretende maggiori garanzie sui confini, gli uomini incaricati di difendere quei confini chiedono più uomini e più mezzi. Altro che crociata della Meloni. E non è nemmeno l’unico problema che Sanchez ha sulla scrivania, basti pensare ai grattacapi giudiziari. Il 16 luglio la giustizia spagnola ha confermato il rinvio a giudizio con giuria popolare della moglie Begoña Gómez per traffico di influenze e malversazione; lei nega ogni illecito e il governo parla di un procedimento politicamente motivato. Pochi giorni prima il fratello del premier, David Sanchez, era stato condannato in primo grado a nove anni di interdizione dai pubblici uffici per prevaricazione amministrativa, sentenza che può impugnare. Intanto un’inchiesta per corruzione ha coinvolto uomini che hanno fatto parte dell’entourage socialista, pur senza chiamare in causa personalmente il premier. Forse, prima di dichiarare guerra diplomatica all’Italia, ci sarebbe abbastanza materiale di cui occuparsi a Madrid.

Ma il punto politico resta un altro. Meloni e Sanchez incarnano ormai due strade. La prima dice che l’immigrazione irregolare si combatte prima che diventi ingestibile, rafforzando le frontiere e creando deterrenza. La seconda continua a vedere con sospetto proprio quella deterrenza, salvo poi scoprire che quando decine di migliaia di persone si presentano contemporaneamente alla frontiera servono barriere, poliziotti, guardie civili e rimpatri. È qui che Ceuta diventa molto più di Ceuta. Per anni la sinistra europea ha accusato i governi conservatori di costruire muri, evocare emergenze e alimentare paure. Poi arriva l’emergenza vera e improvvisamente tutti scoprono l’utilità dei confini.

Sanchez può mettere tutti i controlli che vuole agli italiani. Può indignarsi, minacciare ritorsioni e accusare Meloni di egoismo. Ma rimane una domanda piuttosto semplice: se davvero a Ceuta è tutto sotto controllo, perché gli stessi uomini che devono difenderla continuano a chiedere rinforzi? Prima di preoccuparsi delle frontiere italiane, forse sarebbe meglio riuscire a difendere quelle spagnole.

Massimo Balsamo, 8 agosto 2026

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