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Due “musate” per Salvini e Trump. Ma loro hanno vinto

Due “musate” sul muro, una di Matteo Salvini, travestito da poliziotto, fuori di se dall’ira verso i suoi soci Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, e l’altra di un Donald Trump che invoca il muro con il Messico per ragioni umanitarie (sic!).

Facciamo un passo indietro. Siamo a luglio 2017, Paolo Gentiloni, premier controfigura di Matteo Renzi, è al summit di Trieste. Nel frattempo, almeno secondo l’analisi del mio Cameo di allora (18 luglio), il lavoro ai fianchi di Salvini sulla maggioranza silenziosa degli italiani è prossimo a raggiungere l’obiettivo, manca un aiutino. Dopo Trieste i cittadini l’hanno capito: i “migranti” sono in realtà degli “immigrati illegali”. Le parole di Angela Merkel a Trieste lo hanno certificato: “Italia fantastica nell’accoglienza di tutti i migranti”. Viene percepito per ciò che è, non un complimento, ma una volgarità politica, la classica presa in giro. Emmanuel Macron, nella sua giovanile dabbenaggine lo conferma dicendo di sapere come finirà: “Il 90% di quelli arrivati rimarrà in Italia perché migranti economici, i veri rifugiati, meno del 10%, verranno ridistribuiti. Forse”. Un genio.

Da Mario Monti in giù, tutti i premier non hanno avuto il coraggio di dire la verità agli italiani, continuando a confondere sogni e obiettivi con la dura realtà (executiion). I cosiddetti migranti economici erano, come ovvio, immigrati illegali quindi o da non fare entrare o da tenere per sempre. Scrivevo: “Poiché i migranti non devono morire in mare, o si vanno a prendere in Libia portandoli in Italia con i traghetti della Tirrenia, o si chiudono i porti o si fa il blocco navale sulle coste libiche. O l’uno o l’atro, tutto il resto: Bruxelles, Dublino, Onu, Ong, monsignor Galantino, George Soros, sono seghe mentali”. Fui sbeffeggiato. La successiva “musata” di Pd e +Europa, alle elezioni del 4 marzo 2018 fu paradigmatica.

Riprendo alcuni concetti del mio Cameo di allora, con la celebre metafora della civetta di Friedrich Hegel. Questa spicca il volo solo al tramonto, quando le azioni umane si sono già compiute, così è condannata ad arrivare sempre a cose fatte. Quando le élite la smetteranno di nascondere la loro vacuità intellettuale e decisionale, dietro locuzioni ridicole come: a) “Siamo nel mezzo di una migrazione epocale inarrestabile”. Falso, il duo Merkel-Erdogan, ci ha messo poche settimane a bloccare il corridoio balcanico, i veri rifugiati (siriani), non utili all’industria tedesca, sono rimasti nei campi di concentramento turco-tedeschi, gli altri sono tornati indietro; b) “Abbattiamo muri e facciamo ponti”. Frase ridicola. Infatti, subito i 26 paesi europei hanno chiuso i confini con Italia e Grecia (tiè).

Mancavano pochi mesi alle elezioni del 2018 ed ero molto curioso di come i nostri leader politici avrebbero impostato la campagna elettorale. Per me le parole chiave, riferite al ruolo dell’Italia, erano: “sala d’attesa” e “discarica”. Scrissi: “O l’establishment e la sinistra rendono credibile la prima, o vincerà una maggioranza silenziosa che, non accettando di essere discarica dell’Europa, spazzerà via tutto e tutti. L’Italia è un paese di individualisti, che sta diventando povero causa globalizzazione ed Europa, e ora è spaventato a morte dagli immigrati (saranno pure percezioni sbagliate, ma queste sono). Chi si limita, con la bocca a culo di gallina, a brandire come una clava il termine populista, a sua insaputa, ha scelto di suicidarsi. Io, come membro delle élite (seppur ai margini e sopportato a fatica) non ci sto”.

Da allora sono passati 18 mesi, al potere ci sono i gilet giallo verdi, e qual è la fotografia odierna? La Lega, sulla carta, è il primo partito italiano. Salvini ha fatto passare il messaggio che i porti italiani sono chiusi, sbraita contro l’Europa perché Giuseppe Conte è stato costretto a prendere (pardon, a consegnare alla Chiesa valdese) 10 migranti 10 (sic!). Niente da dire, una bella “musata”.

E la “musata” di Donald Trump? Lui sa perfettamente che il muro non verrà mai costruito nella sua interezza, per una serie di perché: è tecnicamente infattibile, costerebbe non 5 ma 40 miliardi $ e per i soli 1.600 km pianeggianti, è impossibile per gli altri 1.600 km in pendenza. Sarà pure doloroso per alcuni di noi ammetterlo (siamo ottusamente convinti di avere sempre ragione, perché siamo colti e cosmopoliti), ma sia Salvini sia Trump hanno vinto. Certo, il blocco navale e il muro, fisicamente, non ci saranno mai, ma blocco e muro ci sono già nella mente dei loro elettori. E per loro questo basta e avanza. Che dire? È la democrazia, bellezza.

Riccardo Ruggeri, 11 gennaio 2019

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5 Commenti

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  1. Il percepito…al contrario di come ha invano cercato di convincerci un’agglomerato immondo di mantenuti e di esperti (non si sa in che)…conta sempre più del reale (che in realtà è sempre molto più discutibile di quanto sembri).
    https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. Finalmente signor Porro si decde a esprimere la sua opinione sul “problema” dei migranti conla cuale sono pienamete d’accordo e soddisfatto.Quello che é triste é l’attidudine al rispetto della chiesa cattolica, ci voleva la piu antica chiesa protestante dell’Europa, la chiesa Valdese. Mentre il papa sparla a destra e sinistra , avevo gia sentito dire che era comunista, ma adesso vediamo il rappresentante del Vaticano assistere, assiem a un sparuto grupposcolo di rappresentanti di paesi comunisti, alla installazione del dittatore comunista del Venezuela, il signor Maduro. Bravo Francesco hai rivelato i tuoi colori.

  3. Certo l’unico muro che ha perfettsmente funzionato fintantoché è servito allo scopo, è stato il muro di Berlino. E come si chiamava il confine della Cina di Mao? Qualcuno ha provato a entrare o a uscire senza permesso? E adesso come va in Cina l’accoglienza?
    Non so come finirà Trump e se riuscirà a salvare quel che resta degli USA dall’invasione organizzata dal sud. Per noi non sono ottimista. Anche se Salvini fosse Napoleone Bonaparte non riuscirebbe nel suo intento, a causa delle leggi garantiste.

  4. Concordo. Valga per entrambe la domanda tutt’altro che retorica che di solito si pone dopo un rovescio: e chi ti dice che sia una disgrazia ?

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