Giustizia

Due processi, due verdetti diversi: quando la giustizia non parla la stessa lingua

Il gioielliere di Grinzane Cavour è in carcere, ma il paragone con un recente caso di assoluzione riapre il dibattito sul peso del trauma nei processi

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI

Alla fine Mario Roggero si è costituito presso il carcere di Fossano, a seguito della parola fine messa sulla sua vicenda dalla Corte di Cassazione. La prima sezione penale ha infatti condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi il gioielliere di Grinzane Cavour, accusato di omicidio volontario e tentato omicidio per aver ucciso due rapinatori, e ferito un terzo, il 28 aprile del 2021, dopo l’ennesima rapina al suo negozio.

Coincidenza vuole che lo stesso giorno della condanna di Roggero, è uscita sugli organi di stampa una notizia di cronaca, riportata in diversi modi ma che può essere riassunta in questo titolo: “Uccise la madre malata, assolta per “stress da assistenza”, in cui si riferisce che la Corte d’Assise di Arezzo ha assolto una signora di 67 anni, accusata di aver ucciso la madre 93enne, malata di Alzheimer e affetta da un progressivo decadimento cognitivo.

Ci si chiederà cosa possa legare i due fatti, apparentemente così diversi tra di loro, se non accomunati da due procedimenti penali per la medesima accusa di omicidio rivolta ai due soggetti: da un lato un gioielliere, all’epoca sessantasettenne, più volte rapinato, che ha ucciso nel 2021 due criminali; dall’altro, una signora anch’essa sessantasettenne che, nella notte tra l’8 e il 9 marzo 2025, ha strangolato la madre nel sonno con un foulard.

Nel primo caso, il gioielliere è stato condannato definitivamente, come accennato, a 14 anni e 9 mesi di reclusione, mentre la seconda è stata assolta definitivamente.

Nella vicenda della signora aretina, la Corte, pur preso atto che il PM aveva chiesto una condanna a 12 anni sulla base di vizio parziale di mente, ha assolto definitivamente la 67enne, riconoscendo che al momento del delitto “non fosse in grado di comprendere pienamente il significato della proprie azioni”, e che l’imputata era in “uno stato di ridotta coscienza”, come affermato in una perizia medica, “evocato da una serie di eventi stressogeni sequenziali”, portando la stessa ad avere forti attacchi di stress, non riuscendo più a riposare nelle ore notturne.

Ma anche la difesa di Roggero, come leggiamo nella sentenza della Corte di Appello di Torino del dicembre del 2025, reperibile in rete, tra i tanti motivi di doglianza contro la sentenza di primo grado, aveva richiamato la sussistenza di un vizio parziale di mente e la possibilità, concreta, di uno stress post-traumatico.

Quello che ci chiediamo è perché alla signora di Arezzo, pensiamo correttamente, sia stato riconosciuto un grave disturbo da stress post-traumatico, riconducibile alle condizioni di salute della madre e al peso dell’attività assistenziale svolta dalla figlia, che ha di fatto annullato la capacità della donna di comprendere il significato delle proprie azioni, mentre non si è tenuto minimamente conto dello stato psicofisico del gioielliere, che ha subito cinque rapine totali nel corso della sua carriera lavorativa dal 1990 al 2021.

La più cruenta e devastante quella del 22 maggio 2015, quando due malviventi si introdussero nel negozio, legarono Roggero con delle fascette da elettricista, lo picchiarono brutalmente e lo chiusero nel bagno insieme alla moglie e alla figlia. Roggero riportò il naso rotto, tre costole fratturate, un tendine lesionato e dovette sottoporsi a sei mesi di terapie.

Questi eventi non hanno segnato profondamente lo stato psicologico del gioielliere, generando un forte trauma pregresso? Perché non tener conto del trauma del gioielliere, che peraltro, come dichiarò, aveva rincorso i malviventi in quanto “aveva perso di vista la moglie, e aveva temuto che i rapitori l’avessero portata via come ostaggio”?

Perché non ritenere sussistente almeno la legittima difesa putativa, tenuto conto che uno dei rapinatori “inseguito, avrebbe nuovamente puntato un’arma (finta) contro Roggero, giustificando la reazione difensiva”?

La difesa del gioielliere in un passaggio sostiene come “lo stesso Perito riconosca in Roggero una persona sincera e non manipolatrice e affermi che, al momento dei fatti, egli si trovava nello stato emotivo di chi si attiva per difendere la propria famiglia e sé stesso”.

Insomma, potremmo continuare ed addentrarci nel merito e soprattutto nel tecnicismo, sede, questa, non idonea, ma restano di fondo alcune considerazioni, tra cui quella dell’Avv. Daniele Terranova che riporto integralmente dai social: ”Tutte le analisi sul caso Roggero non affrontano compiutamente quello che è il tema centrale, da cui si dovrebbe partire, per fare a valle le successive considerazioni di diritto, ossia il fattore psicologico.

Chiunque sia vittima di un’aggressione violenta, in cui si sente in pericolo di vita, cade immediatamente in uno stato di shock in cui perde la razionalità per lasciare spazio al primordiale istinto di sopravvivenza.

Questo istinto si palesa in due modi: o la vittima rimane pietrificata da terrore incapace di reagire (accade spesso nei casi di violenza sessuale, per questo alcuni non capiscono perché la vittima non si sia opposta con forza) oppure reagisce con tutta la violenza di cui è capace. A volte accadono entrambe, prima il blocco e dopo la violenza. Questo lo sa chiunque lo abbia vissuto sulla sua pelle, cosa che evidentemente non è capitato a chi lo ha giudicato.

In tali circostanze, pertanto, si dovrebbe parlare di una temporanea incapacità di intendere e di volere, dipesa dall’aggressione altrui, e pertanto di non imputabilità del soggetto che reagisce con violenza, anche sproporzionata”.

Col. (ris.) Sergio De Santis, 18 luglio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
Ripartenza 2025

17, 18 e 19 Luglio 2026 a Maratea

SEDUTE SATIRICHE

Più simboli che idee - Vignetta del 17/07/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Più simboli che idee

Vignetta del 17/07/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni