Due super-esperti (non di destra) spiegano perché dire sì al Ponte

Dai due maggiori esperti italiani di trasporti e mobilità (e non certo uomini di destra) un parere unanime sull'importanza fondamentale della nuova infrastruttura

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salvini ponte sullo stretto

“Il ponte di Messina consente di allargare le aree di mercato dei produttori siciliani almeno all’intero Mezzogiorno continentale e viceversa. Economie di scala che valgono più di ogni altro incentivo. Un vero cambio di paradigma per lo sviluppo del Sud e dell’Italia intera. Il resto, problemi tecnici ed ambientali, sono solo cose da “entendence qui  suivrà”.

A esprimersi in questi termini non è un pericoloso fiancheggiatore del governo di destra. È uno dei rari cervelli pensanti nel settore dei trasporti e della logistica, Paolo Costa. Già ministro con Prodi, presidente della commissione Ue per i Trasporti, presidente del porto di Venezia e Sindaco della città lagunare, Paolo Costa è in grado di abbattere i costi (tempi-costi) di trasporto allargando le aree di mercato, dei fattori produttivi compreso il lavoro e dei beni.

L’obiettivo strategico di allargare il mercato

“Aree di mercato – sottolinea Costa – più grandi che creano le condizioni per sfruttare le economie di scala che rendono più competitivi e incentivano lo scale-up delle imprese. I problemi tecnici ci sono — ai miei tempi quando ho chiesto da ministro dei lavori pubblici un parere sul progetto di allora (1997) mi si disse che per far passare i treni occorreva fare un ponte più largo del previsto (per contenere le oscillazioni) e che bisognava alleggerire il manufatto. Cosa che si è fatto, credo utilmente, nelle versioni successive del progetto. Ma i problemi ingegneristici chiedono solo soluzioni ingegneristiche. Che vale la pena di cercare quando l’obiettivo strategico è convincente perché valutato in un quadro sistemico”.

Secondo Costa “la mezz’ora che si risparmia col ponte rende conveniente anche alle imprese venete di vendere in Sicilia e a quelle siciliane a vendere in Piemonte. È lo stesso tema della Tav in Val di Susa dove i benefici non sono solo quelli di andare più in fretta da Torino a Lione, ma quelli che allargano il mercato delle imprese slovene anche alla Francia e alla Spagna”.

E Costa rivolge anche un appello: “Lasciamo poi perdere il benaltrismo finanziario, altrimenti diciamo che è meglio usare le risorse per dar da mangiare ai “bambini del Biafra” come si diceva una volta!”

Altrettanto netta a favore del Ponte la posizione Ennio Cascetta, da 30 anni docente presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge USA, fra gli altri incarichi  coordinatore scientifico per la redazione del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica nel 1999 e assessore ai Trasporti e alla mobilità della Giunta Bassolino a Napoli. “Invito tutti a calcolare la differenza di tempi e costi fra un percorso su ruota ed uno via mare. Ed è Il motivo – ha sottolineano Cascetta, considerato uno dei maggiori esperti di mobilità a livello mondiale e a sua volta non certo etichettabile come uomo di destra – per cui non attraversiamo il Tevere e l‘Hudson con traghetti . Nel mondo non esiste nessuna isola con rapporto abitanti/distanza dalla terraferma come la Sicilia che non sia collegata  Già oggi non dopo gli sperabili effetti moltiplicatori del ponte. Il trasporto via mare è una opzione dominata da quello terrestre e il costo di traghettare oggi persone e merci ripaga l’investimento sul ponte in un tempo ragionevole che ovviamente dipende dal costo dell’intervento”

Velate ma non troppo le critiche alla progettazione (campata unica contro l’opzione delle tre campate), ma superamento delle stesse con una affermazione emblematica: “Il ponte di oggi è molto probabilmente un second best ma è il prezzo che l’Italia paga alla debolezza dei suoi processi decisionali. La chiamo sindrome di Penelope … Ma adesso da italiano e trasportista dico andiamo avanti”.

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