
Qui al bar ci saremmo anche rassegnati, eh: se è proprio impossibile contrastare il fenomeno dell’immigrazione di massa, vorrà dire che ci rassegneremo a città meno sicure e a un mercato del lavoro sempre più ingiusto, nei suoi segmenti più bassi. Dopo aver capito che non si possono mandare i clandestini nel Cpr albanese, dopo aver constatato che le navi Ong devono essere lasciate sbarcare, peraltro dove vogliono loro e non dove dicono le autorità, dopo aver appreso che tanti giudici applicano le pene ai clandestini con il guanto di velluto, adesso vediamo che, in questo Paese, si possono pagare gli avvocati per opporsi ai rimpatri ma non per favorirli.
A quanto pare, il centrodestra, che ha tentato pure questa mossa per sbloccare l’impasse, è stato costretto a una rapida retromarcia: non lo aveva convinto il Consiglio nazionale forense, non lo avevano impaurito le lamentele dell’opposizione, ma dovrà piegarsi al solito intervento del Colle – che forse, tolta la magistratura schierata, è la vera opposizione istituzionale. Evidentemente, un decreto che punta ad aumentare le espulsioni non può essere firmato con la stessa leggerezza con cui venivano firmati i decreti per vessare gli italiani senza green pass.
La sinistra, intanto, pare schizofrenica: rimprovera all’esecutivo di non aver fatto abbastanza per ridurre gli sbarchi, ma dice di no a tutto quello che potrebbe contenerli. Ormai le evidenze parlano chiaro: gli stranieri delinquono di più degli italiani e gli stranieri irregolari delinquono molto di più di tutti gli altri, stranieri regolari e italiani. Facciamo come Sanchez? Regolarizzazione di massa? Todos caballeros? È questa la ricetta progressista? I migranti hanno diritto ad avvocati il cui unico incentivo sia a farli restare in Italia. E gli italiani, che come la pensano sul tema lo hanno fatto capire da tempo, quale diritto hanno?
Il Barista, 21 aprile 2026
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