Qualche giorno fa, un collega ha raccontato di aver incontrato Andrea Sempio qui a Roma. Era venuto perché qui ci sono alcuni consulenti che collaborano alla sua difesa. Dice che hanno preso un caffè e si sono intrattenuti a chiacchierare nel bar, ma solo per poco perché Sempio, per tutto il tempo, è stato oggetto di gente che lo indicava, persone che facevano finta di farsi un selfie per fotografare in realtà lui, qualcuno che gli ha anche detto qualcosa di poco tenero. Certo, c’è stato anche chi si è avvicinato per dimostrargli solidarietà, ma il più era ben altro. Al punto che hanno preferito andar via.
Già in passato avevo espresso questo concetto, che ritengo oggi più che mai essenziale: continuo a credere che Alberto Stasi non sia stato condannato al di là di ogni ragionevole dubbio, non so se sia innocente o meno, ma per la mia sensibilità la sua colpevolezza non è stata dimostrata con assoluta certezza. Dubbi che stanno a maggior ragione emergendo con l’indagine su Sempio. Ma quello che tutti dovremmo a questo punto pretendere, è che se Sempio dovesse prima andare a processo e poi essere condannato, lo si faccia questa volta con elementi solidi, certi, non interpretabili e non suscettibili, appunto, di ulteriori dubbi. Perché ad iniziare da quella di Chiara e per conseguenza della sua famiglia, questa vicenda ha già distrutto troppe vite. E non è accettabile che accada ancora.
Guglielmo Mastroianni, 21 dicembre 2025
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