Cronaca

È il boss dei pachistani stupratori di bimbi. Già libero e non può essere espulso

Ha scontato 14 dei 22 anni di carcere. Colpevole di stupri e abusi sessuali. Ma una legge impedisce di mandarlo via

grooming gang
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La scarcerazione di Shabir Ahmed, considerato il capo della banda responsabile dello scandalo delle grooming gang di Rochdale, ha riacceso nel Regno Unito lo scontro politico sulla possibilità di espellere dal Paese criminali stranieri condannati per reati gravissimi. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, il primo ministro ha chiesto al governo di valutare ogni strada possibile per ottenere il rimpatrio dell’uomo, nonostante gli ostacoli giuridici che oggi lo impediscono.

Ahmed, 73 anni, è stato rimesso in libertà su cauzione dopo aver scontato 14 anni di una condanna complessiva a 22 anni di carcere. Nel 2012 è stato riconosciuto colpevole di decine di stupri e abusi sessuali su minori, commessi nell’ambito della rete di sfruttamento di Rochdale. Le vittime, alcune appena tredicenni, venivano adescate con alcol e droga e successivamente abusate dal gruppo. In un caso, l’uomo era stato condannato per aver violentato e abusato di una ragazza per appena dieci anni.

Una portavoce di Downing Street ha dichiarato: “Gli orribili crimini di Ahmed sono stati al centro dello scandalo delle bande di sfruttatori sessuali, che rappresenta uno dei momenti più bui della storia del nostro Paese. Giustamente, il suo nome verrà iscritto a vita nel registro dei criminali sessuali, gli verrà ordinato di stare lontano dalle sue vittime e gli sarà vietato contattare qualsiasi bambino o giovane. Ogni suo movimento sarà tracciato e sarà costretto a indossare un braccialetto elettronico”. Le sue vittime sono però spaventate.

Pur essendo stato privato della cittadinanza britannica, Ahmed non può essere espulso. Il motivo è una disposizione contenuta nell’Immigration Act del 1971, che tutela i cittadini del Commonwealth arrivati nel Regno Unito prima del 1973 e residenti nel Paese da almeno cinque anni prima dell’avvio della procedura di espulsione. Proprio questa norma rappresenta il principale ostacolo alla sua deportazione.

La vicenda ha provocato dure reazioni. Il leader dell’opposizione agli Interni, Chris Philp, ha definito “vergognoso” che “un autore di stupri e grooming su minori rimanga nel nostro Paese anche dopo aver scontato la pena”. Il politico conservatore ha inoltre promesso una modifica legislativa per consentire l’espulsione dei criminali stranieri e ha proposto di sospendere gli aiuti economici e introdurre restrizioni sui visti nei confronti degli Stati che rifiutassero di riaccogliere i propri cittadini.

Secondo il Daily Mail, però, anche un eventuale cambiamento della legge potrebbe non essere sufficiente. Il Pakistan, infatti, dovrebbe accettare il rimpatrio di Ahmed, ma in passato avrebbe già rifiutato di riprendere due suoi complici. Per questo il governo britannico starebbe portando avanti contatti diplomatici con Islamabad. Il ministro degli Esteri Hamish Falconer avrebbe già discusso il caso con funzionari pakistani, che hanno riferito come il dossier sia ora all’esame del ministero dell’Interno del Pakistan.

Inoltre, secondo la BBC, bisognerà capire se l’idea di modificare la legge del 1971 attraverso un emendamento al disegno di legge sull’immigrazione e l’asilo, attualmente in discussione in Parlamento, possa poi essere applicata retroattivamente.

Nel frattempo Ahmed vive in un ostello per ex detenuti, è sottoposto all’obbligo di indossare un dispositivo GPS e non può tornare in alcune zone di Rochdale e all’ultimo indirizzo conosciuto a Oldham. Alcune vittime avrebbero appreso della sua imminente liberazione soltanto attraverso i media, mentre a Rochdale, sempre secondo il Daily Mail, alcuni gruppi di cittadini avrebbero iniziato a pattugliare le strade per rassicurare le famiglie.

Anche il deputato locale Paul Waugh ha chiesto un ampliamento dell’area di esclusione imposta ad Ahmed, affinché non possa riallacciare i contatti con persone appartenenti alla rete criminale che aveva guidato. Sul caso è intervenuto anche Nazir Afzal, il procuratore che contribuì a portare la banda davanti alla giustizia, secondo cui la soluzione non sarebbe tanto legislativa quanto diplomatica, attraverso un accordo con il Pakistan che convinca Ahmed a lasciare volontariamente il Regno Unito.

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